Rassegna Stampa

di Claudio Baroni Blog Musica popolare 04 giugno 2009

Esiste un'ottima cultura musicale per dei buoni pensieri, ed eccellenti risultati letterari. Ci sono dei testi che devi "assolutamente" leggere con una musica adeguata di sottofondo. "La Solitudine Del Maratoneta" di Alan Sillitoe è proprio uno di questi. "Inflammable Material" degli Stiff Little Fingers è la colonna sonora che mi affiancherà durante "lo studio" accurato di questi racconti. L'opera dell'autore inglese Alan Sillitoe risale al 1959, ma risulta essere (straordinariamente) ancora molto attuale. Come mai? Semplicemente perchè parla di una città (una qualsiasi del Regno Unito) e della sua esasperata periferia. E tutto quello che leggerete non sono futili e banali luoghi comuni. In periferia ci sono gli "slums" (letteralmente catapecchie, tuguri) ove vivono gli operai con tutti i loro problemi. Sillitoe descrive la cosidetta working class britannica con tutte le sue contraddizioni ed inevitabili sfaccettature. Questo scrittore pone -inoltre- in evidenza come il concetto di "bellezza" non appartenga a questi luoghi (ed a questa cultura) degradati, ma se ne stia (giustamente?) alla larga. "La Solitudine Del Maratoneta" rappresenta uno sguardo amaro e veritiero su uomini e donne incupiti da una logora esistenza. Incapaci (non certo per colpa loro, ovviamente) di vedere un futuro roseo per i loro figli. I racconti di Alan sono tristi e brillanti, colgono in pieno l'urlo agonizzante di un'esistenza allo sbando. Molto tempo prima del "Transpotting" di Irvine Welsh, l'autore di Nottingham è riuscito a mettere nero su bianco (come una scioccante fotografia) un feroce spaccato di un'Inghilterra eternamente divisa fra ricchi e poveri, tra furfanti da quattro soldi e giovani incazzati (come gli Stiff Little Fingers del 1979). Un flash raggelante che lascia senza fiato.