Rassegna Stampa

di Ciro Bertini BazarWeb 08 novembre 2007

L’esordiente Veronica Raimo a tratti è fin troppo brava, originando un effetto straniante: come se i mezzi espressivi di cui è in possesso fossero superiori alla necessità del dettato romanzesco, con conseguente deriva estetizzante a rischio autocompiacimento. L’impressione – probabilmente ricercata – è che l’autrice sia di gran lunga più intelligente dei personaggi che descrive, cosa che fa scattare in chi legge un’automatica presa di distanza dalle vicende narrate.
Ciò premesso, va subito aggiunto che l’algidità dichiarata del protagonista Matteo – uno che non prova mai dolore – tiene comunque incollati alla pagina. E non sembri una contraddizione. Matteo è l’esemplare mostro del nostro tempo: logico essere curiosi di vedere come gli va a finire. E’ un nichilista (“non ho la presunzione di incidere sulla felicità o l’infelicità dei miei simili, sono un buffone in mezzo a buffoni convinti di avere trovato il sacro nelle loro ossessioni”) di successo, che fa esattamente ciò di cui ha voglia e che per questo attrae ogni genere di frustrati pieni di sensi di colpa. Si vorrebbe saperne di più di lui, della sua filosofia, di che cosa l’abbia determinata, del perché sia incapace d’amare. Molto meno interessanti, tutto sommato già letti, il romanticismo omosessuale di Filippo e le perversioni masochistiche di Claudia, i due che se lo contendono (ma è amore per Matteo il loro?). Originale invece l’ambientazione in un’impresa di pompe funebri, a suggerire evidenti metafore circa il presente nel nostro Paese.

Colonna sonora: DEVENDRA BANHART Smokey rolls down thunder canyon