Rassegna Stampa

di Alex Pietrogiacomi Il Paradiso Degli Orchi 08 novembre 2007

Venghino lor signori nel teatro di Falcinelli & Poggi dove L’Allegra Fattoria è la piccola bottega degli orrori dei nostri quotidiani affanni, dei nostri sforzi per stare al passo con tempo, tempi e società.
E tutti cantiamo, danziamo, gridiamo… sì! Tutti insieme sul palco decadente fatto di sghignazzi, sotterfugi, sussurri, pettegolezzi, moralismi e bipolarità sentimentale… tutti qui, forza, con la coreografia! Su quelle gambe! La musica parte. La musica cambia e noi dobbiamo essere pronti, vigili e scattanti! Hop hop! Un, due tre! Un, due tre e ora il coro! Sorridenti mi raccomando che quando si recita non si è mai tristi, che quando si recita siamo tutti un’altra cosa, un’altra persona.
Ma cominciamo. 5,6,7,8…
Ia Ia Oh! Ia Ia Oh! E l’allegro fattore guarda tutti i suoi animali e li vede ronzare, grugnire, scavare, strisciare, morire, parlare. E tutta l’umanità è la terra di cui si nutrono, di cui vivono, su cui vivono e mangiano, ruminano, beccano, scavano, strisciano.
L’allegra fattoria, ma di allegro cosa c’è? Ia Ia Oh! Ia Ia Oh! Il lamento della mosca che non riesce a sopportare lo sporco della civiltà che tutto inzozza, che tutto macchia. Poi il povero Porcospino, vittima della crudeltà dell’occhio spietato di chi non sa cos’è la realtà: dei fatti, dei detti, dei vivi e dei morti. Di chi la realtà sa solo sprecarla in frasi ad effetto per fare Caporetto di neuroni tutti stanchi e per niente buoni. Noi siamo i semi marci dati in pasto ai nostri porci, che crescono a dismisura, che invadono le strade, i monumenti, le case e poi muoiono, imputridiscono e lasciano il vuoto dei pensieri negli angoli deserti. Ma le fattorie sono fatte di terra e sottoterra ci sono le talpe che governano il mondo con le loro corone in testa fatte di aforismi e frasi fatte, di politichese e pretese, di bocche asciutte e mani avide che scavano il fondo e se ne fregano di cosa accade nel mondo. Ci sono tutti ma proprio tutti alla fiera dell’Est, dove per due soldi una blatta mio padre comprò e divenne santa ma venne la stampa che manipolata dal potere fece fessa la popolazione e la blatta ammazzò.
Maestro!!! E la musica! Luci in sala! Tecnici!
Che fate? Siete stanchi? Cosa?! Non avete più voglia si sculettare, imbellettarvi, truccarvi e inchinarvi? Ma se le vostre chiappe sono ormai sode per il lavorio e per le genuflessioni? Se le vostre lingue non riescono più ad essere umide di saliva e le vostre bocche sono una paresi allegra e solare? Forza forza! Che io non aspetto. Ché sono regista fatto e rifinito. Sono regista dalle larghe vedute, dalle esperienze antiche. Uno che coglie, rimescola e serve. Mi riciclo secondo i gusti del pubblico e rendo tutti felici, critica e profani. E amo quelli dell’ultima ora che non sanno mai in che spettacolo incapperanno, li amo perché trovano sempre qualcosa di affascinante, e come ragno li so cullare per avvolgerli nel mio ritmo incalzante.
Tutti su una fila che ora vi spiego una cosa: qui non c’è spazio per i perdenti, per gli stanchi e gli innamorati.
Su questo palco quello che voglio è sangue e sudore. Sangue e sudore! Le lacrime le lascio agli altri, a quelli che se ne stanno nelle stanze a leggere e a sentire musica.
Su questo palco voi dovete guardarmi in faccia e fare quel che dico, sono burattinaio che era burattino, sono Golem che si è fatto Alchimista, sono voi, il vostro mondo che vi ha reso schiavi con quattro passi. Veloci. Coreografici. Allettanti. E adesso provate a uscire dal mio corpo di ballo senza rimetterci l’osso del collo. Provate a tornare a camminare lentamente nelle Vostre Vite. Avete scelto. Decisi di essere artisti, funambolici ballerini che sanno destreggiarsi in ogni stile. Troppo tardi avete capito:una volta nello show. Per sempre nello show. Nel mio, quello che pensavate fosse vostro e che invece vi è sfuggito di mano.
Danzate ora, dilettanti!

Gustoso.