Henry Miller odiava l’America. Era cresciuto a Brooklyn, aveva respirato l’odore della borghesia Wasp e a diciott’anni aveva capito che quel posto non faceva per lui. Era stato ammesso al Trinity College, ma lui in mezzo a tutte quelle regole, a quelle uniformi, a quelle teste tutte uguali non ci stava. Cominciò a viaggiare. E capì che quella vita da girovago era forse più profonda delle case neocoloniali della middle-class. Ma il viaggio vero, quello che gli cambiò la vita, fu quello che lo portò in Europa. Lì nel cuore del vecchio continente trovò la libertà artistica e morale che erano ormai morte nel suo Paese. La Francia libertina contro l’America puritana: vita sregolata, avventure, rifiuto di qualunque regola sociale e morale. L’Europa è il luogo dove tutto è possibile, anche vagabondare per le strade e incontrare personaggi come Alfred Perlès, Anaïs Nin e Hans Reichel. E quando abbandona Parigi per ritornare a New York trova un mondo ottuso, stupido, di finti intellettuali e artisti fasulli. Tornando a Parigi racconta ciò che ha visto al suo amico Perlès e lo raccoglie in un diario, una lunga lettera in cui inveisce contro l’America e le sue contraddizioni. Ricorda le serate noiose trascorse ad ascoltare discorsi assurdi sulle condizioni sociali, citando Proust e Joyce. Perché lì in America, precisa Miller, citare Proust e Joyce vuol dire essere colti e aggiornati. E i finti intellettuali lo fanno appena possono: infilano in ogni discorso questi due nomi e credono di essere intelligenti e di aver detto chissà che. Difficile per un europeo credere che gli Stati Uniti siano solo “vomito e ubriachezza”, borghesi piccoli piccoli che cercano di darsi un tono e musicisti convinti che solo la musica americana sia degna di essere ascoltata. Eppure Henry Miller, il francese Henry Miller, non ha dubbi: è un luogo orribile, un inferno sulla terra, la rappresentazione fisica della nausea di Sartre. Non è il solo. Billy Wilder diceva di aver fatto film spinto dal suo odio per gli Stati Uniti: lui era partito dall’Austria e in America aveva trovato soldi e fortuna. Eppure diceva sempre che il suo sogno a stelle e strisce era molto diverso da come lo aveva immaginato.