Passato dalla misura del racconto
a questo suo primo romanzo lungo,
il giovanePeppe Fiore stupisce per
scaltrezza e tenuta della scrittura. Tra
lavori precari, mamma ansiogena e
amori complicati, seguiamo le vicende
quotidiane del ventiseienne Michele
Botta, e di un giro di personaggi
spassosi e toccanti, attraverso una
inquietante «foresta di sintomi» che
si sostituisce alla poetica «foresta di
simboli», per una fotografia narrativa
dell’esistenza assurda, e perciò
credibile.