Il libro di Stassi ricostruisce la vita di José Raúl Capablanca, mitico scacchista cubano vissuto all'inizio del novecento. Ce ne fa conoscere la complessa personalità in tutte le sue sfaccettature, le manie e le debolezze, senza però scalfire minimamente il mito che circonda il suo nome. La trama ricorda molto I Duellanti, il celebre film di Ridley Scott dove i due protagonisti, militari dell'epoca napoleonica e diversissimi tra loro, conducono la vita in attesa del loro prossimo duello.
Nel libro i due protagonisti, Capablanca e Aljechin, entrambi bambini prodigio della scacchiera seppur diversissimi, si sfidano, direttamente o indirettamente, in duelli mortali utilizzando piccole sculture di legno bianche e nere al posto delle spade e delle pistole dei duellanti cinematografici.
Inevitabilmente, nella finzione cinematografica come in quella letteraria, i protagonisti finiscono con il condurre vite parallele fino ad arrivare a vivere l'uno nel tempo dell'altro.
Dopo la prima schermaglia, avuta in giovane età, condotta in parte sul tavolo degli scacchi e in parte nelle camere di Madame Zlata, le vite dei due sfidanti, che non riescono a disprezzarsi per il rispetto reciproco che hanno per il loro talento scacchistico, procedono su binari destinati ad incontrarsi all'orizzonte per deflagrare nell'incontro storico in cui si giocheranno la corona mondiale. "Loro due soltanto. Sulla pedana del mondo. Il giorno che si sarebbero sfidati per il titolo il legno dei pezzi si sarebbe fatto pietra, e sarebbe stato terribilmente faticoso sollevarli".
Da quel momento la vita di Capablanca, campione mondiale di scacchi dal 1921 al 1927, subisce una svolta negativa che trova unici momenti di sollievo nelle lezioni che dà a Xavier, suo giovanissimo fan fin dai tempi dei tornei cubani, che l'autore usa per rappresentare l'atteggiamento di tutti noi nei confronti dei nostri miti.