Rassegna Stampa

di Elisa Carrara www.eumagazine.it 04 giugno 2009

Minimumfax pubblica la prima raccolta di poesie di Leonard Cohen. 75 anni e non sentirli. Leonard Cohen è già pronto per il tour che lo porterà per tutta l’estate in Europa. E’ già pronto a suonare, cantare, declamare versi e farci sentire tutti più stupidi. Perché Leonard Cohen è così: ha la capacità di raccontare le cose facendole sembrare un po’ più tristi e un po’ più dure di quello che sembrano. Ma quando hai finito di ascoltarlo hai la sensazione che il mondo sia realmente così e che l’unico a non aver capito nulla sia tu. Forse Leonard Cohen, il poeta, cantautore, scrittore, i suoi 75 anni li sente. Li sente da quando ne aveva 20 e già aveva addosso il grigiore dell’universo. Da quando era un ragazzino e diceva di voler diventare un poeta, anche minore. Le prime poesie le scrive nel 1957 e le raccoglie in un libro “Confrontiamo allora i nostri miti”, che fino a qualche mese fa era introvabile persino in lingua originale. Oggi viene ripubblicato da minimum fax e per i fan di Cohen è un evento imperdibile. Ma lo è anche per chi non ha mai letto nulla di suo, per chi non ha mai ascoltato una sua canzone, per chi non sa nemmeno chi sia. Eppure, anche chi ne ha sempre ignorato l’esistenza, lo conosce da sempre. Leonard Cohen è in ogni canzone di De Andrè, in ogni verso struggente di Jeff Buckley, in ogni delirio di Nick Cave. C’è persino un po’ di Cohen negli U2, nel passionale Joe Cocker, che gli ha “rubato” “First we take Manhattan, nel menestrello Bob Dylan, nella grinta di Janis Joplin e persino nel futuro apocalittico di Oliver Stone, che gli commissionò la colonna sonora del film “Assassini nati”. Nel monastero buddhista in cui si è rinchiuso per tutti gli anni 90, lo chiamavano “Silenzioso”. Ma lui non se n’è mai preoccupato: preferiva rimanere nell’ombra della scena musicale a scrivere canzoni per altri, sperando di diventare un poeta, anche minore.