Rassegna Stampa

di Davide Calì Whipart.it 16 maggio 2007

E' una strana fattoria, quella di questi racconti illustrati della coppia Falcinelli & Poggi che per Minimum Fax erano già usciti con il romanzo grafico Cardiaferrania. Qui c'è una blatta che risvegliandosi da una notte di sogni inquieti (che richiama quella dell'ovvio Gregor Samsa di Kafka) si ritrova trasformata in santa, c'è un porcospino che muore schiacciato sull'Autostrada del Sole, c'è Squassabozzi, impresario decorato cavaliere del lavoro, che convola nozze con la Zoccola (intesa come topolona), c'è la mosca che ha la fobia dello sporco e poi: un enorme maiale che un giorno compare alle porte di Roma, una talpa che scava e scava sotto, un'originale pecora gialla che fa la sua comparsa nella capitale accompagnata da un'imponente campagna pubblicitaria.
Il sottotitolo racconti crudeli che accompagna L'ALLEGRA FATTORIA di Falcinelli & Poggi si addice molto bene ai sette racconti. La blatta opera diversi miracoli, dal raddrizzare la torre di Pisa, al portare alla vittoria una nuova Miss Italia, al rimpolpare il seno della velina di turno. La sua popolarità in breve cresce tanto da attirare i potenti della terra che fanno a gara per farsi fotografare a fianco a lei. Proseguendo la sua carriera la blatta diventa griffe, firmando borse e gadget, scarpe e compagnie aeree ma la parabola dell'insetto, superato il culmine, è destinata al precipizio. L'abisso sembra il destino di ognuno dei protagonisti di queste storie: la mosca schizzinosa finirà in una zuppa mentre dell'enorme maiale che si aggira tra le strade di Roma la peste non lascerà che lo scheletro. La talpa dal canto suo, vive la sua vita sotterranea incurante di ciò del fatto che in superficie crollano imperi e muoiono civiltà, mentre al matrimonio tra Squassabozzi e la Zoccola i parenti della sposa seminano scompiglio tra gli invitati assaltando letteralmente il buffet.
Insomma, sette racconti che sembrano quel genere di sogno assurdo che di solito si fa poco prima di svegliarsi. Sette allucinazioni che però prendono spunto dal quotidiano e dalla cronaca e proprio per questo risultano, se possibile, più morbose. Come il funerale del porcospino, al quale si sprecano parole di circostanza, quelle che chiunque di noi può ritagliare dai giornali quando accade un fatto di cronaca nera o semplicemente raccogliere dalla bocca di chi partecipa a un funerale e non riesce a sottrarsi all'incomprensibile obbligo di pronunciare frasi fatte.