Rassegna Stampa

di Fabrizio Tassi Libertà 04 maggio 2007

«Una mattina la blatta, svegliandosi da sogni inquieti, si trovò trasformata in una santa». Comincia così L’allegra fattoria (edizione minimum fax), e capiamo subito che c’è poco da stare allegri. La prima immagine, a tutta pagina, è uno scarafaggio con l’aureola, la seconda è una folla impazzita che impugna i santini della blatta. Seguiranno un maiale gigante, avvistato fuori Roma e ingenuamente introdotto in città (dopo una discussione tra due fazioni opposte), una mosca che non ne può più (di cosa? di tutto!), un’invasione di topi, una talpa-re che se ne sta al centro del mondo...
Ce n’è di materia per (sor)ridere e inquietarsi, per meditare sulla catastrofe della comunicazione contemporanea e sui paradossi della società di massa. Gli autori si chiamano Riccardo Falcinelli e Marta Poggi, e si sono fatti notare con due "romanzi per immagini" doc, Cardiaferrania e Grafogrifo. Qui hanno scelto la forma del racconto, la formula dell’allegoria "alla Esopo", dell’haiku visivo che acquista caratteri apocalittici, dell’invenzione grafica in bianco e nero (qui surreale, là grottesca), che attinge ai linguaggi più svariati... Dal porcospino schiacciato (una macchia nero-sangue) e clonato per 51 disegni, mentre impazza il delirio dell’informazione, alla mosca intrappolata nei limiti di una "striscia" multiforme, fino al delirante trasformismo della yellow pecora. Eh sì, c’è poco da star allegri...

Partiamo dall’abc: che cos’è la graphic novel e in che modo si distingue dal fumetto?
«La prima distinzione importante è che il fumetto è seriale mentre le graphic novel sono opere uniche. Da questo dipende anche la differenza nella distribuzione: i fumetti si trovano nelle fumetterie e in edicola, invece le graphic novel generalmente vengono vendute in libreria e attirano un pubblico più legato alla narrativa tradizionale. Ma in questo non c’è nessun giudizio di valore, è solo una constatazione di fatto».

Ci sono anche delle differenze di tipo linguistico.
«Anche qui, senza voler dire che una cosa è superiore all’altra, il fumetto segue delle clausole narrative piuttosto rigide ed è basato su elementi stilistici fissi. Se c’è un balloon che guarda un personaggio, significa che è lui che sta parlando. E’ un codice ben preciso. Mentre la graphic novel è più sperimentale, ha un linguaggio più legato alla cosa che sta raccontando (lo stile e il codice utilizzato cambiano a seconda delle esigenze), prende spunto dal cinema, dai libri illustrati, anche da internet, nel senso che si rivolge a un pubblico abituato a diversi codici».

Ci sono degli autori e delle opere che bisogna assolutamente conoscere per essere iniziati al genere?
«Personalmente amo molto Chris Ware e il suo Jimmy Corrigan, che non ha ancora avuto un’edizione italiana. Forse perché quella tascabile americana costa 40 dollari (50 dollari quella normale con 400 pagine a colori). Non è facile in Italia trovare un pubblico per un’opera del genere. Poi ci sono tanti altri autori, anche molto diversi tra loro. In Italia abbiamo Gipi, che ha fatto cose ottime. Poi c’è Igort, che ha fondato anche una casa editrice, la Coconino Press, nel cui catalogo si trovano parecchie opere interessanti».

L’allegria fattoria è molto particolare, soprattutto se confrontato al vostro precedente lavoro, Grafogrifo. Brevi racconti, aforismi grafici... Come mai questa scelta?
«Sia io che Marta facciamo altre cose di mestiere (lui si occupa di grafica per l’editoria, lei scrive per il teatro ed è attrice, ndr). Questa è un’attività parallela, che non è inquadrabile nei consueti tempi commerciali. Se finiamo un lavoro dopo 1 anno o dopo 5 non è un problema. E’ un’altra differenza fondamentale con il fumetto. La graphic novel è più "autoriale" anche nel senso che è più legata ai tempi dell’autore. Questa libertà ci consente di fare ciò che ci piace di più in quel momento, da un punto di vista stilistico.»

Ma siete partiti da un’idea, un tema, un’immagine...?
«Di fatto l’idea è stata abbastanza casuale. La minimum fax ci aveva chiesto di contribuire all’antologia "La qualità dell’aria", racconti sull’Italia di oggi, e noi abbiamo scritto e disegnato la storia del maiale, che ha avuto un certo successo. Quindi abbiamo pensato di svilupparla, creando storie che avessero gli animali come protagonisti. La struttura a racconti si presta di più ad arrivare anche a lettori che non sono abituati a questo tipo di libri. E’ una lettura impegnativa, ci sono due canali da seguire, molte cose sono dette dai disegni ma non dalle parole... E’ più facile entrare dentro un racconto breve piuttosto che a un testo come Grafogrifo».

Blatte, topi, maiali... Dai tempi di Esopo gli animali raccontano vizi e virtù dell’uomo, ma i vostri "eroi" sembrano una provocazione, oltre che un segno dei tempi.
«Sono assolutamente una provocazione. Ci siamo divertiti a disegnare animali volutamente schifosi e improbabili in un certo contesto. I nostri animali non sono protagonisti, non fanno e non dicono nulla di speciale, semplicemente stanno lì. Il tema è: come le masse reagiscono di fronte a eventi assurdi, ad esempio una blatta che diventa santa...».

Ci sono riferimenti all’attualità?
«Ogni animale contiene più di un riferimento a persone e fatti di attualità.»

Che non volete rendere espliciti...
«Anche perché altrimenti ci querelano... Beh, se pensiamo alla storia iniziale, quella sulla blatta santa, il riferimento è abbastanza chiaro. Ci lascia parecchio perplessi il marketing del sacro. Un tempo la Chiesa prendeva in considerazione il peccato della simonia (il commercio di cose sacre), oggi invece non se ne parla più. Intendiamo il commercio del sacro anche in senso lato... La critica non è alla religione, ma al tipo di comunicazione e di marketing che si fa intorno a questo argomento. In un’immagine si vede la massa (sempre lo stesso disegno, in ogni racconto...) in piazza san Pietro, e anche il Papa sembra perplesso, forse la Chiesa per prima è spaventata dal commercio della religione».

Si parla anche molto di mass media.
«Il tema è quello. Qualunque evento esiste solo se viene raccontato dalla tv, dai giornali, da internet. Ma i mass media oggi sono tante cose, anche un oggetto in sé, un’immagine, può diventare comunicazione di massa ».