Rassegna Stampa

di Roberto Carnero Famiglia Cristiana 14 aprile 2004

Un’efficace istantanea del nostro Paese, scattata da un obiettivo di precisione. Tale il risultato dell’antologia di racconti italiani La qualità dell’aria. I 20 autori che vi hanno collaborato sono nati tutti negli anni ’60 e ’70, e dunque sarebbe forte la tentazione di parlare di una nuova generazione di scrittori. Eppure non è un discorso generazionale quello che sembra stare loro a cuore. Molte sono storie di giovani, lontane però da ogni compiacimento giovanilistico. Gli autori, semplicemente, hanno accettato la sfida di narrare «il proprio tempo sulla propria pelle», senza complessi post-moderni, con una forte tensione conoscitiva e ideale.

È un "giro d’Italia" completo: dalla Milano della pubblicità di Paolo Cognetti, con le sue frenesie e contraddizioni, al Nordest di Mauro Covacich, tra città e provincia, cosmopolitismo e grettezza; dalla Roma di Lagioia, quella di uno studente fuorisede nel ’92 (l’anno della guerra in Jugoslavia e di Mani pulite), e di Emanuele Trevi, che rivisita i luoghi letterari della capitale, alla Bergamo di Valeria Parrella, dove un’insegnante meridionale finisce a fare supplenze. Con qualche puntatina all’estero: vedi la Russia di Gabriele Pedullà.

Quello che emerge è un bisogno insopprimibile di raccontarsi e di raccontare l’Italia di oggi, per quanto l’identità nazionale appaia sempre più precaria e il senso di appartenenza sempre più labile. Non senza rinunciare ai toni della denuncia (a un atteggiamento che anni fa si sarebbe detto "impegnato"), tra vecchi e nuovi problemi, la mancanza del lavoro e i vizi tipicamente italiani, le false promesse della politica e i guasti prodotti da una classe dirigente che si è improvvisata in questo ruolo. Un discorso massimalista su un’idea di letteratura e di mondo che trova felice conferma nella maggior parte dei racconti.

Un’ultima notazione riguardo allo stile, diverso per ogni racconto. C’è anche chi, come Pedullà, sceglie la fotografia per integrare il testo. O chi, come la coppia Falcinelli-Poggi, opta per un fumetto dai tratti buzzatiani: protagonista un enorme maiale che invade Roma (e che campeggia sulla copertina del volume). La scrittura, in ogni caso, appare rifinita e sorvegliata. Sono racconti scritti bene, dotati di ritmo e verve. Lo stile è anche questione di tecnica. Dopo anni di sciatti spontaneismi e di improvvisazioni a tutto campo, è bene che si sia tornati a crederci e che siano i giovani ad averlo fatto.