Rassegna Stampa

di Tino Mandarro La provincia di Como 08 luglio 2004

Che tempo fa in Italia? Sul depresso andante, verrebbe da dire. Almeno dopo aver letto l’antologia La qualità dell’aria, pubblicata dalla casa editrice romana minimum fax. E non per lo spessore dei racconti. Anzi. Piuttosto perché l’impressione che si ha è quella di un paese sofferente e disilluso, pieno di ironica rabbia, racchiuso in grandi tristezze e penose povertà. Un quadro non allegro, sopratutto se si tiene conto che a tracciare queste note dolenti sono un manipolo di giovani autori tutti rigorosamente sotto i quaranta.
Venti scrittori per venti racconti con un unico filo conduttore: narrare il nostro tempo sulla nostra pelle.
La molla che ha spinto Nicola Lagioia e Christian Raimo, i due curatori-autori, a tentare l’impresa è presto detta: «Sfatare un tabù sulla scrittura attuale: l’impegno ». Mossi dalla volontà condivisa di raccontare l’Italia meglio di come «demenzialmente fanno i telegiornali e le fiction della domenica », per diretta ammissione i due hanno cercato di ispirarsi «alla rabbia di Bianciardi, al livore disincantato di Arbasino, all’intensità quasi fisica di Fenoglio ».
E così ne è venuta fuori un’antologia ricca e variegata, scritta quasi tutta in prima persona, con ottime vette e qualche caduta in eccessi narcisistici.
Alcuni degli autori che ne fanno parte, da Francesco Pacifico a Ernesto Aloia, passando per Valeria Parrella e Leonardo Pica Ciamarra, appartengono al giro della casa editrice romana, che li ha già pubblicati nella bella collana di narrativa italiana Nichel. Altri, come Mauro Covacich, Elena Stancanelli, Tommaso Pincio e Gabriele Pedullà, sono nomi affermati. Altri ancora invece, come Andrea Piva e Paolo Cognetti, sono alla prima prova. E in mezzo a tanta narrativa c’è spazio anche una grafic novel, ideata e disegnata da Riccardo Falcinelli e Marta Poggi. Ambientata a Roma, su un raccordo dalle parti del Vigneto, dà anche la copertina al libro, ma di certo non ne rappresenta la parte meglio riuscita.
Le cose migliori dell’antologia, fatto salva l’ironico e tagliente Navarro Waltz, del romano Stefano Murri, hanno tutte un’impronta decisamente campana. Vengono infatti dalla napoletana Valeria Parrella, che con minimum fax aveva già pubblicato la raccolta Mosca più Balena. Nel suo "Verissimo" un’insegnante precaria campana è costretta a vivere in un pensionato, la Casa della lavoratrice di Bergamo, in compagnia di una decina di ragazze regolamentate dalla legge Basaglia.
Da Leonardo Pica Ciamarra, di mestiere ricercatore del Cnr a Napoli, che con il romanzo di esordio Ad avere occhi per vedere è stato candidato allo Strega 2003. In "All’aereoporto" di Gatwick racconta con ironia di misure di sicurezza antiterrorismo e di un antico compagno di scuola, Domenico, che «come tutti i compagni di scuola ritiene di avere in comune con noi niente di meno che i migliori anni della nostra vita ».
E da Antonio Pascale, napoletano pure lui. In "Io sarò Stato" attraversa trent’anni di storia italiana seguendo la metamorfosi di un giovane biologo che passa dall’arrabbiatura perenne di Democrazia Proletaria alla pacata certezza di un impiego nella burocrazia dello Stato.