"Questo è il vero motivo per cui ho cominciato a scrivere poesie. Scrivevo messaggi per le donne, per sedurle. Loro li facevano circolare, e la gente li chiamava poesia. Quando non funzionava con le donne, mi rivolgevo a Dio". Questa è la sincera ed accorata confessione di Leonard Cohen che spiega, e rende un senso compiuto a questa -preziosa- raccolta di poesie intitolata "Confrontiamo Allora I Nostri Miti". Il mio personale, e per nulla preciso, consiglio (che solitamente non dovrebbero essere seguiti) è quello di elaborare -poco alla volta- questa lettura ascoltando (magari) anche la musica del cantautore Cohen. La sua voce così profonda potrebbe riscaldare, ulteriormente, i versi di questo testo. I libri, quelli belli, si leggono, si usano (all'occorrenza si suonano), si sottolineano e si evolvono con il lettore. Proprio come la prosa dell'autore canadese. I testi sobri di questo mirabile artistica assomigliano a tatuaggi incisi sulla pelle nuda. Ci si "accende" e si "avvampa" su testi ansimanti amori lacerati, come "Amanti": "...e persino dentro la fornace mentre le vampe divampavano più alte, lui cercò di baciarle i seni in fiamme mentre lei bruciava nel fuoco...". Oppure si viene "avvolti" in un magma di "fiammante" tenerezza grazie alle parole di "Poesia": "Ho sentito di un uomo che pronunciava le parole così splendidamente che se solo ne proferisce il nome le donne gli si concedono". Maledetto dono del sacro romanticismo. Di verbi, di sentimenti, di passioni. Di qualità pronunciate in punta di penna e -perchè no- in punta di plèttro. Sono giorni che leggo e mi rileggo questo testo, ed ogni volta è come se fosse la prima volta. Una penetrazione fine e delicata che provoca un mirato piacere corporeo. Si entra e si esce da questi versi (all'apparenza così semplici, ma tanto complessi) con leggerezza. Per tutto questo bisogna ringraziare il saggio Leonard. Scrittore attento, anticonformista e talento cristallino.