Rassegna Stampa

di Christine Grabe members.aol.com 08 novembre 2004

«Volevamo fare libri. Libri che prima di tutto volevamo leggere noi. Non sapevamo niente del mestiere, ci abbiamo provato». Jeans, T-shirt, scarpe da ginnastica, uno con la barba e una folta capigliatura scura, l'altro con riccioli corti arruffati. L'aria studentesca accompagna ancora questi due editori che, dopo gli studi di lettere, si sono messi all'opera con un bel po' di sfacciataggine: Marco Cassini e Daniele di Gennaro sono diventati i due giovani editori di maggior successo in Italia, facendo una carriera strabiliante. I primi libri li progettano in una mansarda romana nel 1994. Più tardi acquistano i diritti di autori come David Foster Wallace e Raymond Carver. E oggi, nell'editoria, ci si è ormai abituati ai successi di vendita e agli aumenti di tiratura di minimum fax. «Forse non si può più parlare di hobby. Ogni giorno 150 persone vanno in libreria e se ne escono con un minimum fax sotto il braccio».
Anche nella collana nichel escono libri che gli editori stessi desiderano leggere, testi di autori italiani della loro generazione. Curatore del progetto è Nicola Lagioia, uno dei redattori e scrittori della casa editrice. Questa primavera lui e Christian Raimo, un altro autore della casa, hanno curato la pubblicazione La qualità dell’aria, un inventario di questa generazione, un'antologia che riunisce 19 "storie del nostro tempo": racconti, pezzi di prosa, un manuale e un fumetto. I due curatori hanno 31 e 29 anni, gli autori – nati tra il 1964 e il 1975 – sono vicini di età ai loro editori. Insomma, venti scrittori sotto i quarant'anni.
Quasi un decennio prima, nel 1996, era uscita l'antologia Gioventù cannibale nella collana Stile libero di Einaudi. I dieci racconti della "Prima antologia italiana dell’orrore estremo" suscitarono molto interesse, furono provocazioni estetiche. Gli autori, tra i 20 e 35 anni, erano giovani e sconosciuti. E gli scenari erano violenti, sanguinolenti, privi di senso, ma nuovi, perché vicini alla cultura trash, al pulp fiction, allo splatter. L'antologia diventò immediatamente un'etichetta per un intero gruppo di scrittori e per parecchio tempo tutti i giovani scrittori italiani furono catalogati in "buoni" e "cattivi" ovvero "cannibali" o non. Oggi in Germania, i racconti dell'antologia si leggono regolarmente all'università, nei corsi di letteratura delle facoltà d'italianistica, e viene analizzata la "poetica dell’intermedialità" raggruppando un'intera generazione di autori in base all'influenza che la realtà mediatica ha esercitato su di loro. Alcuni dei "giovani cannibali", in parte usciti allo scoperto per la prima volta con i loro racconti, vanno molto di moda oggi. E questo anche senza quell'etichetta che, ostinatamente, continua ad essere loro attribuita. Ne sono un esempio Niccolò Ammaniti e Aldo Nove, rispettivamente con Io non ho paura e Amore mio infinito.
Per verificare La Qualità dell'aria, intesa come sguardo letterario sull'Italia di oggi, nell'anno 2004, sono stati raggruppati degli autori di minimum fax, e di altre case editrici, nonché esordienti.
Dal 1996 i luoghi sono cambiati: se nei racconti di Gioventù cannibale erano i salotti e i centri commerciali a prevalere, adesso sono i luoghi pubblici, come un'autostrada tra l'Italia e la Francia, oppure la stazione Termini di Roma. Le due antologie hanno in comune il senso di vuoto intellettuale e la predominanza dei mass media. Quest'ultimo aspetto, però, non è più un atteggiamento di rassegnazione davanti ai fenomeni mediatici e alla nausea che il consumismo suscita, descritto in modo provocatorio. Adesso c'è rabbia. Una rabbia suscitata ad esempio pensando al 1992, quando le notizie di guerra da Sarajevo e la strage di Capaci venivano messe sullo stesso piano emotivo dei film Ghost-Fantasma e La bella e la bestia di Walt Disney, quella stessa rabbia che nasce dalla descrizione ironica di una generazione ottusa nel racconto "Millenovecentonovantadue" di Lagioia.
È una generazione che si commuove politicamente? Perlomeno una generazione che, anche senza 25 aprile e 8 settembre, ha tante cose da dire, si chiede in che modo si potrebbe vivere di questi tempi, offre un manuale per ragazze che fanno pubblicità ("Manuale per ragazze di successo", Paolo Cognetti), scrive dell’11 settembre ("Un muro di televisori", Andrea Pavi), si guarda in giro nello stesso modo a Bergamo e a Torino come a Bangkok o nella nuova Russia.
Una generazione la cui apocalisse è rappresentata da un colossale porco che si aggira per Roma... In Italia tutto questo ha già suscitato grande interesse, probabilmente perché questi giovani autori osano pronunciare una parola quasi dimenticata: responsabilità. E si sono resi loro stessi responsabili, di «raccontarlo questo tempo».