Rassegna Stampa

di Luca Orsenigo corriere della sera.it 23 luglio 2004

L'attacco: "Il modello femminile dominante, l'eredità materna con cui ogni donna deve fare i conti, è la prima cosa di cui sento parlare dopo mezz'ora di monologo ininterrotto. Sua madre ha ottenuto il controllo del rapporto coniugale da un'apparente posizione di sacrificio, conquistando con la dedizione la dipendenza materiale del marito. Ora, lei non fa altro che replicare il modello in un nuovo contesto: la carriera, una vita sentimentale liberata. Il potere che sua madre ha ottenuto con la remissione, lei lo ha conquistato con la seduzione: creando dipendenza negli uomini che la circondano." Voglio essere profonda come un romanzo russo, o una poetessa ebrea newyorkese nel cuore degli anni Venti. A questo dovrebbe servire uno strizzacervelli, non a spiegarmi di essere la versione di mia madre in guepière». Così inizia Manuale per ragazze di successo di Paolo Cognetti, il primo dei diciannove racconti di questa singolare raccolta.

Il tema: è già esposto nel titolo, è la qualità dell'aria che respiriamo qui ed ora, che ci ammorba, ci stordisce e, dopo una bella boccata, ci lascia peggio di prima. Ce n'è per tutti i gusti. Si va dall'insegnante di Napoli supplente a Bergamo per neanche un tozzo di pane, al vuoto pneumatico del carrierismo corrotto o dei modelli estetici che ci perseguitano dalle pagine delle riviste di moda, dalla menzogna come chiave del successo economico e politico, alla fine dei sogni e delle utopie di una trentina di anni fa, dall'11 settembre alla vacuità di certa sinistra spocchiosa e intellettualoide, capace solo di parlarsi addosso. L'immagine del nostro tempo se ne esce così frantumata in mille fotogrammi, tutti di eguale desolazione, tutti di opaca fisicità priva di passione vera, tutti ingrandimenti delle medesime batterie dello stesso allevamento nel quale siamo - forse - irrimediabilmente imprigionati.

Leggerlo perché: anzitutto perché, finalmente, qui si scrive di cose e non di astratti furori, qui è la nostra condizione attuale la vera protagonista della narrazione che anche quando si fa metafora, non lascia molto spazio all'ambiguità, ma ci chiama in causa in prima persona. Poi perché lo scrittore più anziano è del 1964 e il più giovane del 1977 e lo sguardo è quello di una generazione che in quanto racconta trova la propria responsabilità (e l'altrui) e non finge. Infine perché se si vuole capire qualcosa del proprio tempo, meglio leggere La qualità dell'aria che tanta saggistica d'accatto: dà da pensare.