Una poesia forte, profetica e ricca di immagini vivide, spesso anche violente. I primi versi di Leonard Cohen, il cantautore canadese - oggi 75enne - da decenni sulla scena artistica mondiale, sono un'anticipazione del suo talento di scrittore e un'immersione in un mondo fatto di donne, identità ebraica, suggestioni molto laiche e afflati religiosi. Un viaggio dentro il talento di Cohen che oggi diventa possibile anche al lettore italiano grazie alla pubblicazione per i tipi di Minimum Fax della prima raccolta poetica del cantautore: "Confrontiamo allora i nostri miti" apparsa originariamente nel 1956 e da molti anni fuori catalogo, anche in lingua originale. Giancarlo De Cataldo, che insieme a Damiano Abeni ha curato anche la traduzione delle poesie, nella prefazione cita il giudizio di un critico americano che negli anni Cinquanta sottolineò "la grande debolezza" dei versi di Cohen quando parlano all'eccesso di sesso e violenza e, secondo Allan Donaldson, "nelle parti peggiori il suo lavoro è una sorta di poetica reductio ad absurdum delle Folies Bergère". Ma per De Cataldo la critica di Donaldson, "in realtà stava inconsapevolmente sottolineando tanto l'originalità del giovane Cohen che la presenza, nella sua opera, di una vena poetica destinata, negli anni a venire, a fare scuola. Non sarebbero forse, - si chiede lo scrittore - di lì a poco, il vaudeville e l'orrore divenuti la cifra stilistica della modernità?". Dentro la durezza di alcune immagini di Cohen, comunque, scorre il demone della bellezza, la cui ricerca è il filo rosso che attraversa tutte le poesie della raccolta, come nei quattro versi che chiudono "Consacrazione": "A fine inverno avevamo imparato una dignità / dagli alberi austeri e dagli arbusti spogli e bruni, / ma la Primavera ci turba come il mattino / e possiamo solo augurarci che non venga nessun ottobre".Il libro, che nel titolo originale riecheggia il grande classico di James Agee e Walker Evans "Let Us Now Praise Famous Men", è dedicato al padre di Cohen, di cui il cantautore ripercorre l'agonia in una poesia di lucida disperazione, "Riti". Di fronte alla morte che sembra ormai inevitabile dell'uomo, "gli zii profetizzarono sfrenatamente, / promettendo vita come oracoli deliranti; / e lo piantarono solo al mattino, / dopo che lui era morto / e io mi ero messo a urlare". Per sua stessa ammissione, Cohen iniziò a scrivere le sue poesie per avere più successo con le donne e questa attenzione all'amore, così come al sesso, traspare nei suoi versi insieme alle ricorrenti immagini di Montreal e dei suoi tram. E le ragazze di "Quando questa donna americana" sono indimenticabili: "I miei occhi bruciano / per le ragazze cinesi dalle vesti ricamante, / già vecchie, / e così minute fra i pini sottili / in questi sconfinati paesaggi, / che se volti la testa / si perdono per ore". L'amore però, e qui ecco l'attenzione di Cohen per la dolcezza nell'atroce, non è solo struggimento e corpi da bramare, ma anche un tentativo di opporsi all'orrore, come racconta la poesia "Amanti", storia di due innamorati che "durante il primo pogrom / s'incontrarono dietro i ruderi delle loro case" e che "accanto ai forni arroventati / astutamente si scambiarono un rapido / bacio prima che il soldato le facesse / saltare i denti d'oro". Il loro amore continua anche nelle immonde fiamme dell'Olocausto, così come l'arte di Cohen continua a cercare una sua risposta alle molte domande che la vita solleva. Perché "è importante / capire che ruolo si recita in una leggenda".