Rassegna Stampa

di Riccardo Falcinelli e Marta Poggi GialloDesign.com 28 marzo 2007

Cardiaferrania nasce dall'idea di raccontare una storia con testi e immagini in maniera insolita: volevamo che parole e immagini fossero un tutt'uno. Non un testo illustralo né tantomeno un libro figurato con didascalie.
L'ispirazione ci è venuta quindi non dai fumetti o dai libri illustrati ma da quelle narrazioni con forte impianto grafico e sperimentale i libri futuristi, i moduli tipo-fotogarfici di Moholy Nagy, i libri illeggibili di Bruno Munari e il poema a fumetti di Buzzati. Ma soprattutto il lavoro di Robert Massin (il grafico francese della Gallimard) e la sua Cantatrice Calva, un libro strepitoso dove le foto di scena degli attori sono montate tipograficamente con le battute teatrali. Massin disse all'epoca (1964) che si trattava di mettere in pagina la messa in scena. Questa era una chiave per risolvere i nessi narrativi. Perché in Cardiaferrania ogni elemento è stato reso significante: il testo ha un suo peso per dove è collocato e per il tipo di carattere impiegato, c'è una prossemica dei singoli pezzi assolutamente non casuale. Come si vede le ispirazioni vengono da un ambito colto. Questo perché mentre i generi popolari e il fumetto si basano su un modulo linguistico codificatissimo noi cercavamo tutti quei casi limite dove il codice è messo in discussione con una forte vocazione sperimentale.
Abbiamo cominciato accumulando prove su prove, cercando idee e riferimenti da tutti i tipi di media: soprattutto il cinema, ma anche la poesia, il teatro, la narrativa del '900, l'arte contemporanea. Abbiamo fatto anche delle improvvisazioni teatrali per cercare la giusta espressività di Cardia nei momenti cruciali.
La storia è venuta da sé, un po' per giocare con le atmosfere dei film che ci divertono di più, un po' per dire la nostra rispetto al postmoderno e al mito della virtualità pervasiva. Cardiaferrania è anche un discorso sull'immagine, sulla nostra quotidianità fatta di icone infinitamente riproducibili, di oggetti e di marche: ma anche di persone reali e di identità in costruzione. La prima improvvisazione e le prime foto le abbiamo fatte a un bar della stazione fumando e bevendo: una recitava, l'altro disegnava e scattava foto. Cardia parte tutta da quella serata, da quel modo di stare per strada fumando e bevendo aspettando che succeda qualcosa. Quello che ancora non abbiamo detto è che il tutto è stato assemblato col computer che permette un'esattezza impensabile fino a qualche decennio fa. Per un'ironica tautologia Cardia vive in una realtà che è allegoria del modo di funzionare del computer, un realtà fredda come freddo è il computer per chi lo guarda con nostalgie romanticheggianti. Ma se si guarda bene il computer ha permesso, agli artisti che oggi ne fanno uso, non tanto di ordinare e catalogare quanto di introdurre nella composizione la felicità del caso. La realtà sub specie random. Potenziando le possibilità di chi, come noi, persegue le fascinazioni del collage. Collage in senso allargato: di testi, di figure, di citazioni, di pittura, di architettura, di teatro e grafica tenuti insieme dalla colla virtuale del Cut&Paste. E poi c'era un'immodesta ambizione: quella di fare il libro che ci sarebbe piaciuto trovare in libreria.