Rassegna Stampa

di Felice Cimatti Fahrenheit 22 settembre 2008

Eravamo rimasti ai "francesi che s'incazzano che le palle ancor gli girano" di Paolo Conte che tratteggia le fughe epiche di Bartali, ora con la raccolta delle cronache dal Tour de France di Gianni Mura possiamo dire che l'epopea è quasi completa. Con La fiamma rossa, ovvero la bandiera che al Tour segnala l'ultimo chilometro, si parte dal lontano 1967, allora si correva con le squadre nazionali: trionfa Pingeon, per l'Italia c'è Gimondi, e si arriva fino all'ultimo trionfo di Lance Armstrong (su Ivan Basso e Ian Ullrich). In mezzo a tanti campionissimi, e a migliaia di oscuri ma fondamentali gregari, c'è la Francia, i suoi scrittori, i suoi cantautori, per non dire dei vini e della cucina, un'epica che Gianni Mura ha raccontato in tutti questi anni prima sulla "Gazzetta dello Sport" e poi dalle pagine di "Repubblica" con suo inimitabile stile. Per appassionati del ciclismo e muriani doc.

Felice Cimatti intervista Gianni Mura.
C'e' un modo di distinguere la scrittura narrativas da quella giornalistica, o casi come il suo mettono in discussione questa separatezza?
Ho sempre visto lo scrivere come qualcosa che mi attirava -e parlo di prima di fare il giornalista e, eventualmente, non lo so, lo scrittore- e penso di non sapere rispondere, anche di Brera, che e' il capostipite piu' illustre del giornalismo sportivo, si discute se sia stato un giornalista-scrittore o uno scrittore-giornalista. Penso che l'importante sia farsi leggere.

Quando ha scritto Giallo su giallo che e' proprio un romanzo, in quel caso, si e' dovuto occupare della questione, ha sentito nel suo scrivere un romanzo qualcosa di diverso, oppure, appunto, quello che conta e' farsi leggere, farsi ben leggere?
Ho sentito una grande liberta' d'azione , ci ho pensato e ho deciso he noi giornalisti nello sport scriviamo di eventi che non possiamo minimamente cambiare. Possiamo solo commentarli: una partita finisce 2-2 ed e' quella. Mentre, invece, scrivendo un romanzo, si scopre la possibilita' di far vivere ad un personaggio un ruolo diverso da quello che aveva in partenza, oppure, essendo un giallo di non metterlo nell'elenco delle vittime, ma di farlo arrivare fino in fondo. E quindi ho trovato molta liberta' scrivendo il primo libro, che pero' aveva una grande parte di fantasia, pur essendo ambientato in un Tour de France. Questo libro e' diverso, perche'ha un aspetto artigianale: sono pezzi uscit su due giornali, in un arco di quasi quaranta anni.

Quindi c'e' un vincolo?
Si. Non sono stati ritoccati: sono come sonousciti e quindi e' un altro tipo di lavoro. Non so se e' un altro tipo di scrittura, pero' la differenza e' enorme ed e' che quasi tutti ti pezzi sono stati scritti in un'ora, cosa che non e' possibile per un romanzo.