Rassegna Stampa

di A_Lex The Back in Black 10 ottobre 2007

Ia Ia Oh! Ia Ia Oh! E l’allegro fattore guarda tutti i suoi animali e li vede ronzare, grugnire, scavare, strisciare, morire, parlare. E tutta l’umanità è la terra di cui si nutrono, di cui vivono, su cui vivono e mangiano, ruminano, beccano, scavano, strisciano.
L’allegra fattoria, ma di allegro cosa c’è? Il lamento della mosca che non riesce a sopportare lo sporco della civiltà che tutto inzozza, che tutto macchia. Poi il povero Porcospino, vittima della crudeltà dell’occhio spietato di chi non sa cos’è la realtà: dei fatti, dei detti, dei vivi e dei morti. Di chi la realtà sa solo sprecarla in frasi ad effetto per fare Caporetto di neuroni tutti stanchi e per niente buoni. Noi siamo i semi marci dati in pasto ai nostri porci, che crescono a dismisura, che invadono le strade, i monumenti, le case e poi muoiono, imputridiscono e lasciano il vuoto dei pensieri negli angoli deserti. Ma le fattorie sono fatte di terra e sottoterra ci sono le talpe che governano il mondo con le loro corone in testa fatte di aforismi e frasi fatte, di politichese e pretese, di bocche asciutte e mani avide che scavano il fondo e se ne fregano di cosa accade nel mondo. Ci sono tutti ma proprio tutti alla fiera dell’Est, dove per due soldi una blatta mia padre comprò e divenne santa ma venne la stampa che manipolata dal potere fece fessa la popolazione e la blatta ammazzò.
L’allegra fattoria, «graphic novel» (è l’unico modo per definirla alla carlona) della premiata ditta Falcinelli & Poggi vanta di poter distruggere il mondo in sette storie, in sette capitoli, un mondo fatto di peccati capitali e di un capitale di peccati. Un’incredibile, avvincente, tagliente viaggio nella nostra società moderna, che chiamala Italia, chiamala Europa o chiamala mondo… di una cosa puzza: delle nostre menti morte che cuociono al sole dei riflettori.