[...] Nell’attesa che spuntino gli eredi di Modugno e De Andrè, Conte e Bindi, Paoli e De Gregori, Gaetano e Guccini, i neocantautori del terzo millennio potrebbero approfittare della lezione che arriva da Rock notes, il libro del critico-chansonnier americano Paul Zollo edito da Minimum Fax che raccoglie interviste a songwriter del calibro di Leonard Cohen, John Fogerty, Mark Knopfler, Tom Petty, Burt Bacharach e Hal David. Si ascolti, ad esempio, Cohen: «Suonavamo per divertimento», dice riferendosi alla sua generazione, quella che aveva in Dylan il faro, «molto più di adesso. Adesso nessuno prende in mano una chitarra se non per soldi». Ma l’uomo di «Suzanne» e «Democracy» non è uno «spontaneista», anzi: «Mi ci vogliono mesi e mesi per decifrare il codice di una canzone. Per capire se lì ci può essere una canzone o no... Perché una volta che una canzone viene messa in cantiere ci lavorano su tutte le cose che riesco a radunare. E ho bisogno di qualsiasi cosa. Provo qualsiasi cosa. Cerco di ignorarla, cerco di reprimerla, cerco di sballarmi, cerco di inebriarmi, cerco di essere sobrio, tutte le possibile versioni di me stesso che riesco a raccogliere sono riunite in questo progetto, in questa forza di lavoro», spiega, confessando di aver lavorato ad alcuni brani anche per dieci anni. Lezioni di songwriting per la canzone d’autore che verrà.