Rassegna Stampa

di Davide Calì Whipart.it 08 settembre 2008

Come è facile intuire dal titolo e dalla copertina il nuovo romanzo di Olivier Adam ha per protagonista un pugile. Ma fin dalle prime pagine risulta chiaro che il giovane Antoine non combatte solo sul ring, anzi, è probabilmente nella vita che combatte il match più duro. Le storie di boxe, dai racconti di Jack London in poi sono state storie di disperazione e fuga, rabbia e delusione. Peso leggero non smentisce questo stereotipo: nella vicenda di Antoine ritroviamo infatti la morte del padre, che il giovane pugile non riesce a superare, e una forma di alcolismo che poco ha a che fare con la pratica dello sport e che lo trascina lentamente verso l'abisso. Nelle sue uscite notturne in fuga da sé stesso Antoine si complica ulteriormente la vita incontrando una ragazza orientale che decide di frequentare contro il parere dei fratelli di lei. In attesa di diventare un campione Antoine lavora di giorno come becchino. Seppellire ogni giorno i corpi di perfetti sconosciuti, presenziando alle cerimonie che si ripetono sempre identiche, non è proprio quel che si immaginava di fare, ma è un lavoro e ne ricava abbastanza di che pagare le bollette e l'affitto di casa, almeno finché riesce a rimanere sobrio durante le cerimonie. Quando Antoine però decide di averne abbastanza del lavoro e si licenzia la sola cosa che gli rimane da fare sembra fuggire: come pugile non vale un granché e nel frattempo i fratelli della ragazza lo cercano, così come la polizia alla quale il suo ex-datore di lavoro lo ha denunciato per aggressione. Peso leggero è un romanzo minimale, fatto di capitoli brevi come pagine di un diario, che raccontano bene come una vita possa sprofondare con straordinaria velocità.