Con scelta insolita e coraggiosa la cifra dominante del volume di Carola Susani, accostato da una campagna promozionale un po’ avventata all’opera di Valeria Parrella, è la declinazione di un egoismo che accomuna i suoi personaggi (tutti rigorosamente femminili), ma che si giustifica e trova verosimiglianza forse solo nel racconto eponimo. La protagonista, Gemma, combatte la battaglia più cruciale, quella contro il cancro, trovando la forza di rimettere se stessa al centro della propria vita e accettando fino in fondo e contro ogni morale comune tutte le sue pulsioni più profonde. Di fronte a una tematica così estrema il personaggio e le sue scelte acquistano una credibilità che purtroppo è difficile concedere alle altre prove raccolte in Pecore vive.
La figlia di una madre fragile e disfunzionale trova nella famiglia adottiva nuove sfumature di disagio e malessere (“Cinderella”); una giovane studentessa abortisce il figlio che aspetta da un docente universitario per poi ossessionargli la vita fino a quando riuscirà a sottrarlo alla moglie (“La vita coniugale”); una madre cela al mondo la tara ereditaria da cui deriva l’handicap del suo secondogenito (“Il vero amore”); una vedova d’origine altoborghese si riduce a fare le pulizie nelle toilette di un aeroporto dove incontra un moribondo che curerà nella propria casa, derubandolo di un misterioso uovo di rettile (“Il Viaggiatore”).
La Susani si tiene lontano dal patetismo lavorando di bulino e asciugando la scrittura in uno sforzo che purtroppo non riesce completamente a dissimulare, lasciando trapelare qua e là l’emulazione di modelli forse non del tutto alla sua portata (compresa, naturalmente, la già menzionata Parrella). Inoltre, l’accumulo di temi tanto impegnativi e dolorosi crea un paradossale effetto di saturazione. Non giova nemmeno la gratuità delle azioni di personaggi che, se negli intenti dovrebbero essere coraggiosi e anticonformisti, di fatto riescono spesso pretenziosi, in qualche caso implausibili (la bimba di “Cinderella” ha la stessa voce degli adulti protagonisti degli altri racconti), talora (la persecutrice di “La vita coniugale”) persino vagamente irritanti.