"A ogni tappa,
a ogni progresso
tecnico,
a ogni nuova invenzione,
il cinema perde
in poesia quello che
guadagna in intelligenza,
perde in mistero
quello che guadagna in
realismo... L'arte cinematografica
può esistere
solo mediante un tradimento
ben organizzato
della realtà...".
Aveva ragione
François Truffaut (era il
1979). Ma il suo non
era un pessimismo di
maniera o una crociata
d’artista contro la tecnologia.
Truffaut sapeva
benissimo che il cinema
è "manipolazione
" e che "se esiste ancora,
è grazie a una
buona storia raccontata
con precisione e inventiva
". La parola magica
è "piacere". "Buster
Keaton, Ernst Lubitsch,
Howard Hawks hanno
meditato e lavorato più
duramente di molti loro
colleghi, sempre con
l"obiettivo di dare un
piacere maggiore".
E' sempre illuminante
andarsi a rileggere gli
scritti del regista francese
che un tempo è
stato un critico d’eccezione.
Se poi dopo
la ginnastica mentale
(cinefila) c’è "il piacere
degli occhi" garantito
dai suoi film, è
ancora meglio.
La minimum fax
ha pensato di mettere
le due cose insieme in
un cofanetto, con libro
più due dvd, intitolato
L’uomo più felice
del mondo. "Sono il più felice
degli uomini: realizzo
i miei sogni e
sono pagato per farlo,
sono un regista. fare
un film significa Migliorare
la vita, sistemarla
a modo proprio,
significa prolungare i
giochi dell’infanzia, costruire
un oggetto che è
allo stesso tempo un
giocattolo inedito e un
vaso dove si disporranno,
come se si trattasse
di un mazzo di fiori, le
idee che si hanno in
questo momento".
In agosto il cinema
latita e allora può far
bene rifarsi una verginità
(ripulire lo sguardo)
con un maestro indiscusso
(della leggerezza,
soprattutto). Qui troverete
il delizioso I 400
colpi (‘59), diventato
giustamente un classico
(con il commento di
Robert Lachenay. Ma
anche La signora della
porta accanto (1981),
film sui piaceri e dispiaceri
dell’amore così
com’è, storia di due
amanti che si ritrovano
anni dopo, sposati, ma
incapaci di controllare i
propri sentimenti (qui
c’è anche il commento
di Fanny Ardant e Gérard
Depardieu).
In più avrete a disposizione
Il piacere degli
occhi, realizzato una
ventina d’anni fa dagli
amici-compagni
dei Cahiers du Cinéma,
che raccoglie interventi,
commenti,
introduzioni a testi,
lettere, piccoli saggi...
A proposito de I
400 colpi, troverete
ad esempio la storia
dell’incontro con
Jean-Pierre Léaud e
il perché di quel film
autobiografico (Truffaut
è stato rinchiuso
in un centro per delinquenti
minorili).
Troverete la divertente
cronaca
dell’esperienza come
attore in Incontri
ravvicinati del terzo tipo.
Troverete testi -
spesso acuti - su Woody
Allen, Chaplin, Cocteau,
Rossellini, l’amatissimo
Jean Renoir, ma
anche sugli attori che ha
incontrato e con cui ha
lavorato. C’è anche il
testo polemico che l’ha
reso famoso (Una certa
tendenza del cinema
francese) e altri scritti
che ripercorrono tre decenni
di storia della critica
e del cinema. Il
piatto è ricco, servitevi
pure.