Una passeggiata per Roma con la sensibilità, l’osservazione e la scrittura cadenzata di una scrittrice già molto apprezzata per l’esordio con Benzina (Einaudi 1998) e consacrata da Firenze da piccola (La Terza 2006).
Elena Stancanelli, preziosa collaboratrice di Repubblica, è l’autrice del nuovo libro A immaginare una vita ce ne vuole un’altra edito dalla casa editrice romana Minimum Fax e presentato giovedì 13 settembre presso il punto vendita La Feltrinelli Galleria Alberto Sordi a Roma.
Ospite dell’evento il celeberrimo giornalista e critico Giampiero Mughini che ha deliziato gli astanti con complimenti e sagaci riflessioni sul libro dell’amica e collega di penna, definendola “atta ai libri non ai giornali che richiedono e sfruttano l’occasione, la febbre del momento”.
L’autrice invece ha i suoi tempi nella narrazione che cozza notevolmente con i ritmi e le cadenze imposte dai quotidiani mentre usa la sua scrittura per descrivere le tinte dei paesaggi sotto osservazione con un tocco fresco ed un ritmo lento ed incalzante.
Roma è l’oggetto d’analisi del libro su cui ha voluto puntare la casa editrice diretta da Marco Cassini, e viene tinteggiata con righe minuziose e degne di un libro che sicuramente si ritaglierà uno spazio interessante negli scaffali delle librerie italiane.
Una Roma, quella descritta dalla Stancanelli” come “il posto nel quale le nostre aspirazioni potevano realizzarsi. Avrebbe potuto essere una città plasmata nello sterco o forgiata in oro, non avrebbe fatto alcuna differenza. Non andavamo a vedere le chiese o i musei, non ci accorgevamo neanche della bellezza. La città era un enorme centro commerciale dove acquistare opportunità”.
La capitale.
Una metropoli ricca di occasioni per tutti gli ambiti sociali.
L’unica città in Italia in cui “ho sempre pensato valesse la pena di vivere”.
L’autrice ha aperto il suo discorso con una graziosa dedica del libro al suo gatto Cirillo scomparso pochi giorni prima.
Il titolo del testo, commissionato per richiesta di Nicola Lagioia direttore della collana nichel all’interno di Minimum Fax, prende spunto dal verso del poeta Victor Cavallo e sembra quasi creare un mistero attorno al racconto della scrittrice toscana che si concentra su cose infinitamente piccole e mai raccontate. Il risultato è un giro per Roma dall’alba sino alla sera, come fosse una giornata, che si conclude proprio con l’ultimo capitolo dedicato al sesso, alla Roma notturna e proibita un po’sorniona ed un po’ vivace, che offre ad Elena Stancanelli all’interno del dibattito con i lettori di criticare il metodo di lotta alla prostituzione messo in atto dal Comune di Roma.
A immaginare una vita ce ne vuole un’altra ovvero mettere in campo l’immaginazione per star a stretto contatto con le cose e passeggiare, toccare, vedere.