Ha una «cupa, fragile bellezza» il campione cubano di scacchi José Raul Capablanca, quando, nel 1941, a Rio Petro, piccolo paese sperduto tra i monti dell’Estremadura, dà inizio a una partita, con un giocatore venuto dagli Stati Uniti, che gli darà diritto, se vincitore, di sfidare Aleksandr Aljechin finalmente decisosi a mettere in palio il titolo. È salutato dalla festosa accoglienza di ammiratori appassionati ma incompetenti, Capablanca, giunto in compagnia della bella moglie Olga in questo «confine del mondo» anche spinto dalla speranza di guarire dal suo «sangue nero». È l’occasione attesa da tanto tempo quella che, dopo mille amarezze, può decretarlo finalmente vincitore e consentirgli di vedere il proprio volto stampato sui francobolli di Cuba, mantenendo così la remota promessa fatta alla nonna morente. Accostamenti di situazioni dissimili, contaminazioni di tempi e luoghi vengono impiegati da una pagina che suggerisce un senso di in appartenenza, l’articolarsi subdolo dell’ansia e del dubbio. L’attenzione di Fabio Stassi, in La rivincita di Capablanca (minimum fax, pp. 203, euro 11,50), non si ferma troppo sui singoli episodi, scorre via rapida in cerca di nuovi fatti aprendo sotto la superficie un viaggio che insegue l’incognita delle cose, le mosse e contromosse di un’interminabile schermaglia con la vita. con un linguaggio piano, quasi rarefatto fino ad allontanarsi dal cuore della realtà per pedinare invisibili orme, il racconto incasella un gran numero di personaggi: il leggendario schiavo Felix, dall’insaziabile potenza amatoria: Aljechin, il genio che inietta teorie ariane nel suo gioco di attacco contrapposto a quello difensivo del rivale, espressione di una «razza bastarda e promiscua»; Madama Zlata, che accetta le lusinghe dei corteggiatori «come un balsamo per la sua bellezza che si corrompe»; il piccolo Xavier che vuole avere le mani lisce e profumate di Capablanca. Racconto di divisioni, odi, indomabili sogni, il libro di Stassi rovescia le vicende su scenari che si dilatano disegnando di tessera in tessera un secondo orizzonte di segreti, di luoghi che svaniscono nel nulla, coincidenze che legano i destini, mete raggiunte e sempre più lontane. Nel vivo delle azioni, il protagonista è convinto di catturare, con una partita ben riuscita, la «luce dell’equatore», di redimere le cose dal loro «torpore» e pure di vedere i «contorni» della sua vita. ma, insieme, di temere l’arrivo puntuale di un «errore».