Memorie di Adriano

La voce dell'imperatore

Memorie di Adriano, tratto dell'omonimo romanzo di Marguerite Yourcenar, prodotto da Marica Stocchi e Daniele di Gennaro per minimumfax media, interpretato da Giorgio Albertazzi e diretto da Matteo Raffaelli.
Dopo diciotto anni di repliche e oltre seicentomila spettatori, a Villa Adriana in Tivoli, una suggestiva mise en scène liberamente ispirata allo spettacolo di Maurizio Scaparro. Un affascinante viaggio nella Memoria condotto magistralmente da Giorgio Albertazzi nelle vesti dell'imperatore Adriano, il più celebre dei suoi personaggi. Un progetto audiovisivo unico nel suo genere, capace di esplorare un nuovo linguaggio a cavallo tra letteratura, teatro e storia. 


Il dvd

Nella suggestiva e naturale sede di Villa Adriana a Tivoli, Giorgio Albertazzi è l’imperatore Adriano. 
Un film-documentario che scolpisce nella memoria del suo pubblico l’immagine straordinaria del grande attore, attraverso il racconto della vita, i desideri e le paure dell’Imperatore, con il quale ha stretto un rapporto ormai «molecolare».

In più, grandi contenuti extra:

• intervista a Giorgio Albertazzi;
• intervista a Maurizio Scaparro;
• intervista a Benedetta Adembri;
• documentario su Tivoli e Villa Adriana;
• finale integrale dello spettacolo.


Il libro

Dall’omonimo romanzo di Marguerite Yourcenar – 25 milioni di copie vendute nel mondo – l’adattamento di Jean Launay per uno spettacolo che in più di 18 anni di repliche si conserva come un evento imperdibile (acclamato da più di 500.000 spettatori). 

Un volume prezioso con:

• le introduzioni di Dario Fo e di Maurizio Scaparro (regista dello spettacolo);
• la riproduzione delle pagine originali del copione che accompagna Giorgio Albertazzi sin dal suo debutto;
• foto storiche della rappresentazione teatrale.

 

Le fatiche di Adriano

Di Matteo Raffaelli

Chi si intende di teatro – ma anche chi no – capirà che girare il video di Memorie di Adriano, uno spettacolo in scena da diciotto anni, più di seicentomila spettatori, cavallo di battaglia di Giorgio Albertazzi, tratto da uno dei romanzi più venduti nella storia dell’editoria, è una responsabilità di quelle che fanno tremare le gambe.
Non è difficile immaginare l’emozione che prova un regista come me nell’approcciare una sfida come questa, con la consapevolezza che la responsabilità – se il risultato finale non sarà una bomba – non si può certo attribuire al romanzo, né all’adattamento (straordinario) di Maurizio Scaparro e Jean Launay, e ancor meno a Giorgio Albertazzi che da quasi vent’anni lo porta in scena con successo.
Insomma, come raccontava Paolo Rossi in un suo celebre pezzo, mi sono sentito un po’ come Evaristo Beccalossi, che nella semifinale di Coppa UEFA Inter contro Slovan-Bratislava dovette rimanere due volte tutto solo davanti alla porta avversaria, e battere due pesantissimi calci di rigore.
Durante la partita che minimum fax media sta giocando da più di due anni con la ricerca audiovisiva sulla letteratura, quando l’arbitro ha fischiato il rigore io ho preso la palla in mano, ho guardato negli occhi tutta la squadra e ho detto: «Lo batto io!» Loro mi hanno guardato e (spero) hanno pensato: «Questo è un uomo». Poi subito dopo si sono toccati più o meno nei soliti posti.
Daniele di Gennaro, che è anche il produttore del film insieme a Marica Stocchi, da buon napoletano si dice abbia preso un treno nella notte per raggiungere la stazione di Napoli Centro, dove lo attendeva un vecchio zio che di lavoro fabbrica corni portafortuna su misura per tutte le occasioni: ha scelto il più grosso ed è tornato a Roma.
Le riprese sono iniziate a Tivoli venerdì 26 maggio, a Villa Adriana, l’antica dimora dell’Imperatore, intorno alle undici di notte. I camion schierati, l’illuminazione ben preparata da Duccio Cimatti, e tutta la troupe pronta ad accogliere il Maestro sul set.
E lui, da consumato uomo di spettacolo, appena gli spiego come vorrei la prima scena, dopo avermi ascoltato in silenzio mi guarda un po’ scocciato e poi mi secca: «Che sei scemo?»
Io rimango impietrito e aspetto il resto.
«Ma così ci si mette tutta la notte!»
Io ribatto, «Ma no Giorgio, ce la facciamo, fidati.»
«Fidati una sega.»
Ingaggiamo una trattativa serrata sulla lunghezza delle scene, e dopo cinque minuti arriviamo a un compromesso accettabile per entrambi. Si comincia davvero, il lavoro è duro, il testo è molto intenso, un lungo carrello segue Giorgio fra le antiche colonne del Teatro Marittimo. È complicato per via dei fuochi e delle parti in ombra. Il primo ciak è da scartare, quasi una prova, aggiustiamo il tiro e di colpo siamo perfetti. Giorgio è giustamente nervoso, con delle parti così lunghe non può fare molti ciak, e quindi inveisce in giro per scaricare la tensione. Io so che tutto si gioca sul filo, il macchinista mi guarda e mi vede un po’ preoccupato, mi strizza l’occhio: «Nun te preoccupa’, je sto dietro io ar Maestro.»
E quando siamo di nuovo pronti per girare, un aereo che passa ci ferma col suo rombo. L’orribile scoperta è che vicino a Tivoli c’è un aeroporto, un po’ come aprire un allevamento di spigole e scoprire che in giro ci bazzicano i barracuda. Finalmente troviamo il silenzio e il fonico ci dà il via libera: motore - azione.
Giorgio Albertazzi non è un grande attore solo perché è bravo a recitare, perché si muove sentendo la luce nei punti migliori, perché capisce quando la macchina da presa è in difficoltà e aggiusta il passo, ma perché tutto questo lo fa dando l’idea di pensare sempre e soltanto al suo testo. Alla fine della scena si siede, stop. È buona, passiamo alla prossima.
Il cielo di Tivoli lo ricorderò sempre con angoscia: per tutti i giorni che abbiamo girato in esterno, il tempo sulle nostre teste si è divertito a offrirci ogni variante nel campionario delle condizioni metereologiche. Caldo soffocante, gelo siberiano, venti monsonici, pioggia biblica. Come il diluvio che una mattina, quando giravamo un lungo piano sequenza ripetuto più di dieci volte, ci ha costretti a riparare sotto le rovine di Villa Adriana rubandoci più di due ore di lavoro.
Nonostante questa e molte altre epiche difficoltà, le riprese del film – sarebbe meglio chiamarlo il video dello spettacolo – finiscono ai primi di giugno, e il cinque settembre a Mantova, al Festival della Letteratura, si potranno vedere i primi risultati delle fatiche di Adriano. 
Sperando che a me vada meglio di come andò a Evaristo Beccalossi, che per due volte ebbe il coraggio di calciare il rigore, e per due volte lo sbagliò. 
Anche perché – mi pare di capire – qui alla minimum fax un secondo rigore da battere non c’è. Almeno per il momento.



Note biografiche


Produzione
Marica Stocchi e Daniele di Gennaro in collaborazione con la Medusa film e Minimum Fax media

Regia
Matteo Raffaelli

Interpreti
Giorgio Albertazzi, Evelina Meghnagi, Maria Letizia Gorga, Illya Kun

Fotografia
Duccio Cimatti

Musica
Roberto "lobbe" Procaccini

Canti
Evelina Meghnagi

Montaggio
Alessio Focardi

Durata
52'

Formato
19:9, colore HD

Audio
Dolby Digital 5+1

Archivio
Istituto Luce

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