Speciale Senza pelle
L'intervista

Anna Mioni intervista Nell Zink

di Anna Mioni



È in libreria e in eBook
Senza pelle di Nell Zink, inserito dal New York Times nella lista dei cento libri più belli del 2014. Secondo Jonathan Franzen Nell Zink è «una scrittrice di straordinario talento»: vi presentiamo il romanzo con un’intervista della traduttrice Anna Mioni all’autrice.

di Anna Mioni

Senza pelle
contiene molti temi diversi ed eterogenei: una dinamica coniugale originale e imperfetta, la fissazione per gli uccelli, la vita degli americani all’estero, l’estremismo politico, la Club Culture, la cultura aziendale… Cosa ti ha spinta a mettere insieme tutti questi elementi?

 

Mi sembra una domanda circolare, perché la risposta sarebbe: “il desiderio di scrivere una storia che univa tutti questi argomenti”. Non sono certo temi su cui ritorno in continuazione. Il mio nuovo romanzo, Nicotine, contiene uccelli inesistenti [sic], è ambientato negli Stati Uniti, e tutti sono single, sfigati e fanno un lavoro schifoso. Sono tutti dolorosamente consapevoli di quanto siano contraddittori i loro ideali politici estremisti.

Tiffany e Stephen di Senza pelle, invece, desiderano una cosa che ha dell’ironia in quanto tale: che i paesi della Comunità Europea, e quelli candidati all’adesione, rispettino la Direttiva Quadro sulle acque e la Direttiva Uccelli dell’UE, il che sarebbe una vittoria radicale per l’ambientalismo. Alla fine Tiff riesce a trovare una modalità di azione efficace. Si tratta semplicemente di un libro diverso, che parla di persone più complesse.

 

La voce di Tiffany in Senza pelle è incredibilmente esplicita, icastica e sicura. Come hai costruito quello stile e quel personaggio, il suo modo di affrontare i conflitti? Hai dovuto prendere decisioni difficili per scrivere Tiffany in quel modo?

 

La personalità di Tiffany è una conseguenza del mio desiderio di renderla il più complessa possibile, in modo da poterle far dire qualsiasi cosa mi passasse per la testa, anche se erano frasi troppo intelligenti. Per farlo mi serviva che lei mantenesse una certa distanza estetica da se stessa: ed è il suo modo di considerarsi un semplice elemento tra i tanti che esistono. È stata una decisione divertente, non difficile, ma oggi come oggi credo che non creerei una protagonista così razionale. Rende meno commerciale il romanzo. I lettori preferiscono personaggi vulnerabili e teneri. Tiffany subisce dei traumi, ma quello che leggiamo sono le sue idee al proposito. Ci vuole un critico vulnerabile e tenero per capire che lei non è un’autistica borderline.

 

Ho l’impressione che il sesso sia stato importante per costruire il personaggio di Tiffany. Il fatto che la sua vita sessuale faccia parte del libro ci dice molto di lei. Avevi progettato sin dall'inizio di scrivere di sesso in quel modo?

 

Sì, avevo l’intento ben preciso di rendere interessante al grande pubblico una storia sul birdwatching inserendola in vicende di sesso ininterrotto; o almeno, di mostrare come si poteva fare. Dato che in origine avevo scritto questo libro esclusivamente a beneficio di Jonathan Franzen, mi sono concentrata sul suo atto sessuale romanzesco preferito (quello anale, vedi Libertà e le scene omosessuali censurate in Purity).

 

A me Senza pelle è sembrato un libro molto più europeo che americano, se posso permettermi. Hai dichiarato al Guardian che trasferirti in Germania è stato molto produttivo per la tua carriera di scrittrice. Vuoi raccontarmi un po’ di questa esperienza? Hai avuto problemi nell’allontanarti da una cultura di lingua inglese?

 

Ora che sono un’autrice edita non è più così, ma per molti anni non ho mai parlato inglese, a parte qualche telefonata o visita saltuaria. L’inglese era la lingua in cui scrivevo e basta. Non lo leggevo nemmeno molto. Quindi ero sicura che il mio inglese scritto fosse degenerato fino a diventare irriconoscibile (per questo mi sono stupita così tanto che sia piaciuto a Franzen).

Sono sicura che Senza pelle attinga ai modelli di romanzo europei, per il semplice fatto che non avevo altro a portata di mano. Non leggevo romanzi americani recenti. Ora conosco libri interessanti usciti di recente in inglese, ma fino a poco tempo fa conoscevo solo autori commerciali e di genere.

 

Trasferirimi in Germania è stato produttivo perché ha cambiato la mia situazione economica. Non ho mai fatto la traduttrice letteraria: lavoravo per aziende tedesche e mi facevo pagare 70€ l’ora. Se riesci a vivere con parsimonia, rimane molto tempo libero per scrivere. Negli Stati Uniti non ero mai riuscita a guadagnarmi da vivere lavorando meno di 40 ore la settimana. In Germania si trattava piuttosto di 150 ore l’anno. Non scherzo: passo più tempo ora a fare pubbliche relazioni per i libri di quanto ne passavo prima lavorando!

 

Perché hai deciso di ambientare gran parte del romanzo a Berna? C’è una vera rivalità tra Berna e Berlino? È un caso che le città fondamentali del libro comincino per B?

 

Sì, non saprei giustificarlo. Se lascio libero il mio cervello, si mette a fare allitterazioni. Molta poesia antica inglese e tedesca funzionava così (per esempio il Beowulf). Il legame tra Berna e Berlino è solo quello di avere lo stesso animale come mascotte (l’orso, Baer in tedesco)

 

Quale è stata la tua prima interazione con un picchio muraiolo in carne e ossa? Cosa ti ha spinta a sceglierlo come figura centrale di questo romanzo? È inteso come simbolo di qualcosa?

 

Il picchio muraiolo del romanzo è basato su una breve descrizione contenuta in una guida. Molto dopo aver terminato il romanzo, ho letto due libri su quella specie e sono andata all’Alpenzoo di Innsbruck per vederne uno, ma non ho modificato nulla, perché sostanzialmente avevo azzeccato il suo comportamento.

 

In quanto tua collega traduttrice, mi sento in dovere di chiederti se il tuo lavoro di traduzione influisce in qualche modo sulla tua narrativa.

 

Ora ho così tanti soldi che (se non si verifica qualche assurda catastrofe economica) non dovrò mai più tradurre, e questo mi rende molto felice. Vivo in Germania e ho amici tedeschi, quindi per me era piuttosto difficile mantenere il mio inglese americano senza che la traduzione mi stabilisse nel cervello un collegamento forzato tra inglese e tedesco. Se non traduci, le due lingue possono coesistere senza interferire l’una con l’altra. La traduzione ti costringe a pensare alle espressioni di entrambe come se fossero equivalenti, cosa che non sono.

 

Spesso nei tuoi libri la vita dei personaggi femminili si svolge come conseguenza diretta di quella dei loro compagni. Con questo vuoi mettere in guardia i lettori contro il matrimonio?

 

Proprio così. Credo che il saggio di Voltairine de Cleyre “They Who Marry Do Ill” (Chi si sposa fa del male) sia ancora piuttosto attuale, nonostante abbia 98 anni. Conosco qualche matrimonio felice, ma non sono sicura che le persone della coppia siano felici: è solo il matrimonio a esserlo.

 

In tutto il libro ci sono citazioni nascoste ed esplicite da poesie, libri e canzoni, che provengono da una serie di fonti molto eclettiche. La maggior parte sono testi di antropologia o di filosofia. Si tratta di una mappa nascosta per guidare il lettore nel tuo libro?

 

Se è così, è un caso. Si potrebbe dire che tutto il libro nasce da libere associazioni. Avevo in mente un effetto estetico ben preciso (una dimostrazione di potere autoriale) ma non molto altro, a parte la necessità di riparlare varie volte di volatili e di sesso anale.

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