Speciale NO WAR!
L'introduzione

L'introduzione

di minimum fax

È dal 15 febbraio scorso che sul sito di minimum fax c’è on line questo speciale NO WAR. Più di quaranta giorni. E non è che siamo a corto di idee (abbiamo materiali già pronti per nuovi speciali, per ben tre settimane è stata rimandata la sostituzione di questa pagina). Al contrario abbiamo “troppe idee” su questo argomento, tanti interventi importanti da inserire e agiungere, e soprattutto, ora che la guerra è scoppiata e le nostre proteste sembrano essere state inutili e inascoltate, ora che la cronaca delle bombe è più importante di qualsiasi voce di dissenso, non abbiamo voglia di “passare ad altro”, di far subentrare nuovi argomenti al nostro impegno per la pace, come se fosse un tema superato. 
(mi scuso, ho detto “la guerra è scoppiata” e ho usato un verbo al passivo come i più scaltri capufficiostampa del Congresso, mettendo la guerra come agente, come se si fosse provocata da sola. Bisogna essere grammatically correct, ci vuole sempre un soggetto e un verbo quando si raccontano questi fatti perché dire “Gli Stati Uniti e la Gran Bretagna hanno bombardato Baghdad” è diverso dal dire “piovono bombe su Baghdad”. Bush, nell’ultimo discorso alla nazione ha detto una cosa tipo “ora che è arrivato il conflitto l’unico modo di limitarne la durata è agire con fermezza”: anche il suo uso dei verbi è criminale. La grammatica può essere incredibilmente deresponsabilizzante.)

Dicevo, in questi quaranta giorni le cose sono molto cambiate, siamo passati delle manifestazioni di piazza con le bandiere simil gay pride (allora ancora speranzose e ottimiste), ai bombardamenti sui mercati iracheni. Siamo passati dalla rabbia preventiva alla frustrazione consuntiva.

Siamo all’inizio di una guerra che non sappiamo quanto durerà ma che ha già segnato una serie di sconfitte a livello planetario (ed è destinata, è chiaro, ad essere una guerra in cui tutti gli esseri umani perdono, vada come vada). Hanno già perso la protesta popolare su scala mondiale, ma anche le ben più forti istituzioni internazionali. E ha già vinto l’Assurdo. Questa guerra ruota attorno alle menzogne, si basa su logiche contraddittorie e false tanto da risultare quasi irreali: inventata è la categoria di guerra preventiva, bugiarde sono le accuse all’Iraq, ipocrite le giustificazioni della missione democratica, infondati i pretesti per l’attacco, distorte le cronache di guerra. 
E la cosa più assurda è che tutti sappiamo che il mondo è intrappolato in questa gabbia di menzogne nonostante gli Stati Uniti abbiano architettato anche una colossale controffensiva propagandistica. E noi sentiamo ancora il bisogno di dire no a questa guerra, di alzare la voce contro l’Assurdo. 
E allora continuiamo ad arricchire questo speciale in progress di nuove voci di protesta che ci arrivano dai nostri autori (ma anche no), dagli Stati Uniti, ma anche dall’Italia e dall’Inghilterra. Qui di seguito c’è 1980 di Marco Cassini, (memorie infantili e primi shock da guerra, "paura e delirio al sacro cuore") nelle altre pagine: 
le ultime dai nostri scrittori italiani: gli articoli di Nicola Lagioia, Christian Raimo e Valerio Evangelisti e (se ce la fate a scrollare ancora) una lunga e accorata lettera di Giordano Meacci al presidente Ciampi.
Poi in diretta dagli USA: la voce degli scrittori americani pacifisti (due poesie di Lawrence Ferlinghetti scritte in questi giorni, le lettere personali di Michael Moore, Sam Lipsyte e Rick Moody - due dei Burned Children of America), e una new entry, Horace Plume, il misterioso scrittore americano di cui abbiamo ottenuto in esclusiva il "mantra contro George W. Bush". 
Poi passiamo ai classici (perché hanno protestato da sempre contro la guerra anche i nostri padri e i nostri nonni): poesie e testi di firmati Bukowski, Miller e Pinter e per finire, in anteprima un brano di John Barth tratto da L’opera galleggiante in uscita a maggio nei minimum classics. E lo speciale non è ancora chiuso…
Perché anche se non servisse a niente, anche se la nostra voce fosse troppo bassa per farsi sentire sopra il rumore delle esplosioni, noi non abbiamo proprio voglia di stare zitti.

 

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