Speciale collana Indi
L'intervento

Pulitzer

Simone Barillari è ideatore e curatore della serie "Indi-Pulitzer", le raccolte delle più famose inchieste del giornalismo americano vincitrici del prestigioso Premio Pulitzer

La prima cosa e forse la più sorprendente nella vita davvero notevole di Joseph Pulitzer, il giornalista americano e il magnate dell’informazione più importante dell’Ottocento, è che era un immigrato ungherese e imparò l’inglese, in cui avrebbe scritto centinaia di pagine entrate nella storia del giornalismo, solo a diciannove anni, dopo essersi arruolato nell’esercito degli Stati Uniti. Era infatti nato e cresciuto in Ungheria, e tentò poi l’America soltanto quando raggiunse la maggiore età – vuole la leggenda che si sia gettato in mare dal piroscafo raggiungendo la riva a nuoto per evitare i controlli della dogana.
Non solo la sua giovinezza, ma tutta la sua biografia è sotto il segno della volontà, una volontà spietata innanzitutto con se stesso: quando lavorava al St.Louis-Post Dispatches, prima come cronista e nel tempo come direttore, si costringeva a feroci ritmi di lavoro che negli anni furono probabilmente all’origine di una parziale e precoce forma di cecità.
Essendo questo l’uomo considerato il padre del giornalismo americano, non stupisce che la tradizione del reporter abbia ereditato negli Stati Uniti molti dei suoi cromosomi: accanimento inflessibile, prosa secca e lineare, una vocazione più da detective che da letterato. Sono questi i caratteri più autentici del giornalismo americano, quelli che fanno delle migliori inchieste altrettante investigazioni e all’inizio del Novecento hanno meritato ai reporter l’appellativo di watchdog, cani da guardia della democrazia.
“Indi-Pulitzer” è una nuova serie che vuole portare in Italia proprio questa grande tradizione, e intende ripercorrere attraverso una storia del giornalismo anche una storia del Novecento, non solo americano. Sette pezzi d’America è il primo di questi volumi: le inchieste che raccoglie disegnano uno strano controcanto alla storia americana degli ultimi trent’anni, un percorso che si stende dal Watergate (1972) ai preti pedofili (2002). Sono state scelte queste sette inchieste perché toccano bersagli alti, pericolosi e diversi: la Chiesa e il governo, le multinazionali e la Nasa, l’esercito e la ricerca scientifica. E lo fanno da postazioni differenti ma ugualmente bellicose: piccoli, anonimi giornali di provincia come l’Albuquerque Tribune o il Toledo Blade e grandi testate come il New York Times e il Wall Street Journal.
Nel 2006 sono previsti altri volumi che avranno per oggetto l’Africa, l’11 settembre e i grandi omicidi della recente storia americana, ogni volta selezionando reportage premiati dal Pulitzer e mescolandoli a fotografie e vignette per ricostruire quegli eventi in presa diretta, per ridare a ogni fatto il sapore della sua immediatezza. Mentre in molte parti dell’Occidente il giornalismo sta venendo meno, per connivenza o stanchezza, per esigenze commerciali o per censura, alla sua funzione di quarto potere, di potere alternativo al potere, questa serie vuole riaffermare le grandi radici, la necessità e l’importanza di una carta stampata che continui a essere, ovunque e in ogni momento, l’inesorabile cane da guardia delle democrazie moderne. 


I libri della serie Indi Pulitzer:  Sette pezzi d'America Omicidi americani New York, ore 8.45 Catastrofi  

 

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