Speciale Véronique Ovaldé
Introduzione

Introduzione

di Lorenza Pieri

Véronique ha una voce stupenda. Véronique è nata a Parigi e lì vive, dagli anni Settanta. Ha avuto un’infanzia piuttosto infelice, è cresciuta leggendo voracemente tutto quello che le capitava a tiro, per allontanarsi da una realtà che forse non era proprio come avrebbe desiderato. Ha grandi occhi verdi e un corpo minuto. A questa Véronique piacciono così tanto i libri che quando cresce decide di lavorare in una casa editrice. Fa un corso di formazione professionale in editoria e trova lavoro in un ufficio tecnico che segue la produzione di libri per bambini. Si sposa, ha due figli. Si separa e continua a lavorare a tempo pieno per mantenere la famiglia. La sua vita non è facile. Ma accanto a lei c’è anche un’altra Véronique, che come lei ha grandi occhi verdi e passione per i libri e una voce stupenda. Una voce da narratrice. È questa la Véronique che conosco per prima. Quella che si sveglia alle cinque del mattino per scrivere e poi alle sette e mezza veste i panni dell’altra Véronique, prepara i figli per la scuola e va a lavorare. La conosco per caso nel 2003 (perché anche se ha già pubblicato due libri non è una scrittrice ancora famosa in Francia) grazie a un’amica che me la presenta, consigliandomi un libro dal titolo bizzarro, Les Hommes en général me plaisent beaucoup, che poi diventerà la mia prima traduzione letteraria. Attraverso lo sguardo di una ragazzina sensibile l’altra Véronique, racconta una storia crudele e dolce, onirica e vera, commovente e ruvida.

Come fa Véronique a conciliare così bene questi elementi apparentemente così distanti, quasi opposti? Non lo sa neanche lei, usa solo la sua voce. Anzi le sue due voci, quella dolce della Véronique sognatrice che si mescola a quella un po’ roca della donna attenta a ogni dettaglio del quotidiano. Perché non dimentichiamo che le Véronique sono due. Due come le Rose del suo secondo romanzo che pubblicammo nel 2007, Stanare l’animale: Rose, la madre meravigliosa che scompare all’improvviso e Rose, la figlia che ricostruisce la vita della mamma misteriosa con un’immaginazione fervida, potente e distruttiva.
Nel 2007 conosco di persona anche la prima Véronique, quella che si alza presto, sorride sempre, indossa strane scarpe col tacco e va in giro senza borsa, con le mani in tasca. Ha le idee chiare, non perde tempo e apparentemente è molto diversa dall’altra, quella che immagina ragazzine violentate, scalpi bruciati e vite trascorse in roulotte parcheggiate nella neve. Ma le due Véronique convivono pacificamente e il loro connubio si rivela prolifico e fruttuoso. Il mondo letterario si accorge di loro, si accorge di quanto siano originali e intense le storie narrate da queste due voci così diverse che cantano all’unisono e riescono a regalarci storie che stanno perfettamente in equilibrio sul crinale tra la realtà più concreta e l’immaginazione più estrema.

E su questo confine si colloca anche E il mio cuore trasparente, che è un giallo, una storia d’amore, un manuale di seduzione e di ecologia domestica, in cui ci sono un uomo dolce e innamorato che corregge le bozze e prepara le torte e un’affascinante donna dai capelli vivi che indossa vestiti conturbanti e prepara il napalm in casa. E paesaggi freddi, verità nascoste, uomini rigidi e secchi come militari e donne-peonie, mobili che scompaiono e personaggi che ritornano, tazze di tè bruciante e medicine consolatorie che guarda caso creano uno sdoppiamento di sé.

Sappiatelo, le Véronique hanno una voce stupenda. (E non è un caso se è proprio il loro il nostro libro più venduto delle ultime settimane.)