Magazine agosto 2010
E poi ci troveremo come le star... a leggere Repubblica al Pallotta bar
Compio un anno nel ruolo di webmaster, webeditor (giuliaweb) e tra gli incarichi che mi competono c’è quello di commissionare ai miei colleghi e agli autori minimum fax gli articoli per il magazine mensile, questo che state leggendo; faccio alternare le voci e provo a isolare gli eventi più significativi, di modo che questa umile gazzetta interna non diventi mai un peso per chi vi collabora e anche soprattutto che abbia qualcosa da raccontarvi, del nostro lavoro, di quello che siamo.
Siamo… decisamente agli sgoccioli. Siamo esauriti, spolpati, vaporizzati, troppo stanchi di svegliarci la mattina e prendere l’autobus per venire a Ponte Milvio, dove in questi giorni nessuno ti apre prima delle dieci, e se per caso venerdì hai programmato di attaccare prima per uscire a un orario decente che ti permetta di partire per il mare nel finesettimana, stai pur certo che quel giorno chi ha le chiavi deve portare il cane dal veterinario, e allora ti unisci a quelli che come te hanno avuto la stessa idea, ti senti chiamare dall’altra parte della strada e li riconosci subito, sono il gruppo dei senzachiavi, la futura classe dirigente editoriale, sudata e china sulla pagina della cultura di Repubblica di fronte al bar Pallotta.
L’altra mattina, mentre aspettavo assieme agli altri che qualche apice della piramide minimumfaxiana arrivasse ad aprirci, ci osservavo attentamente, e ho pensato che avrei dovuto raccontarci in un editoriale (romanzandoci, chiaro), e poi ho pensato anche che un magazine, uno, era tempo che lo facessimo tutto noi, cioè noi che non abbiamo le chiavi. Ancora.
Per cui ho dato la parola ad Antonia, stagista nel commerciale, una specie di stambecco che da qualche settimana sta impazzendo nel tentativo di ordinare quel caos galattico che si fa chiamare Marco Cassini, l’unica donna in Italia, suppongo, ad aver fatto una tesi di laurea su Julia Slavin. Le ho affidato la retrospettiva, confidando che avrebbe tirato fuori il sangue da un racconto sotterrato da chissà quanto tempo nel magazzino di Costantino.
Poi ho intercettato Liborio, lui al contrario è già in ferie, è fuggito prima rispetto agli altri da quello che è a tutti gli effetti il ruolo più angusto, lo stagista-schiavo di redazione; dovrebbe stare al chiodo come noi, sommerso di indici analitici, revisioni, bozze, riporti e fotocopie. Io, mossa da uno spirito di rivolta, gli ho affidato il capolavoro, perché l’altro giorno ha tirato fuori dal cilindro della sua riservatezza un’intervista di cinque ore a Irvine Welsh commissionatagli dalla rivista Il Mucchio e che potete trovare ora su minima&moralia. Zitto zitto, Liborio…vedi che ti aspetta quando torni a settembre!
Arianna invece quando l’ho chiamata era in Siae, dove ultimamente passa gran parte delle sue mattinate, perché insomma, cinque settimane in vetta alle classifiche con Acqua in bocca equivale a una quantità inimmaginabile (non ci provate...avete presente la carta da parati?) di bollini Siae. Inoltre Arianna, incarnando la produzione di minimum fax media, ha seguito tutta l’organizzazione delle riprese che si sono svolte a Torino di Capitan Salgari, e perciò ho pensato fosse la persona più adatta a raccontarvi del progetto. Sì, sì, lo scrivo, mi ha risposto alla cornetta, però fatemi capire una cosa: ‘sti bollini Siae, a che servono? Non si potevano prendere tutti insieme?
Gli stagisti di live invece, Alessandro e Genesio, approdano in casa editrice intorno alle due del pomeriggio, un po’ rintronati dal caldo e dal tour de force che li vede quali efficienti e forzuti organizzatori di queste serate estive romane in cui minimum fax live, udite udite, ha letteralmente "occupato" il cortile del Palazzo della Provincia di Roma con il suo Book Show.
Non è male immaginare una sede governativa in mano agli editori, risponde metaforicamente alla velleità secolare degli intellettuali di appropriarsi del potere (sarebbe probabilmente un disastro, ma peggio di cosi?). Minimum fax live intanto, per quando leggerete questo editoriale, si sarà spostata in piazza dell’Immacolata, nel popolare quartiere universitario di San Lorenzo, perché di fondo il libro resta oggetto antigovernativo, minoritario ed essenzialmente utopico, fedele a una linea di opposizione.
La prima ad arrivare invece è sempre Tiziana, stagista ufficio diritti, con un paio di occhiali da sole dalla montatura in plastica viola tappezzata di stelle d'oro adesive, e il sorriso perennemente stampato in faccia, in questi giorni particolarmente esteso perché le va riconosciuto un merito. Lo posso dire... Per la prima volta Il tempo materiale è arrivato primo a un concorso letterario, (qualche settimana fa, per chi non lo sapesse, Giorgio Vasta ha vinto anche il Premio Lo Straniero, ma quello è un riconoscimento che viene dato allo scrittore, non all'opera singola, quindi non vale, cioè vale ma in misura differente...) ed è stata proprio Tiziana, di sua iniziativa, a iscriverlo. Ne va fiera, giustamente.
Mancherebbe Rossella all’appello, per completare la passerella dei senzachiavi, che tuttavia e purtroppo in questi giorni è un po’ depressa; dopo aver passato un mese da sola a sostituire il capo (in Tour de France con Gianni Mura) in totale autonomia, è dovuta rientrare nei ranghi, il capo è tornato e ha ristabilito le gerarchie nella stanza dell’ufficiostampa: prima viene lui, poi il pesce (ebbene sì, come potete vedere a minimum fax c’è anche un pesce rosso che nuota in senso orario dentro la sua boccia rotonda, e che però adesso che andiamo in ferie purtroppo morirà perché nessuno vuole badarci), e per ultima viene Rossella.
Anzi per ultima vengo io, che nel complesso, allo scadere del mio primo anno lavorativo (lavorativo?), con un sito alle spalle e le mie prime ferie all'orizzonte, mi sembra come di averci azzeccato quando per la prima volta sono passata qui e ho citofonato al portone di legno di questa casa di matti a Piazzale di Ponte Milvio 28, per chiedere informazioni sul corso Il lavoro Editoriale… E la sorte ha voluto che quella volta qualcuno venisse ad aprirmi.
A quanto pare questa rapida ed essenziale presentazione del gruppo dei senzachiavi ha riempito l'editoriale di agosto di link su tutto ciò che accade, o è accaduto, negli ultimi tempi in casa editrice... Cosa vorrà dire?
Ma stiamo allerta. Il tempo di bivaccare come degli intellettuali criticoni sulle pagine della cultura di Repubblica è finito; vediamo arrivare dalla fermata dell’autobus Costantino a passo svelto, lui ha le chiavi, ci riconosce subito e con sguardo sprezzante ci ignora, come sempre, prosegue dritto verso il portone, è disposto a farsi investire pur di chiuderci fuori, e noi dobbiamo essere incisivi e rapidissimi (si sa, il muro editoriale è difficile da penetrare).
E dunque prima che il gruppo dei senzachiavi si disperda, non so come, faccio in tempo a scattare una fotografia di noi chiusi fuori, la spedisco via mms ai due editori e aggiungo un messaggio: Ecco la vostra squadra alle dieci e mezza del 29 luglio, come minimo ci meritiamo un pomeriggio in piscina…
E loro, che ci crediate o meno, qualche giorno dopo ci hanno portati in piscina!
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