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di Jonathan Lethem
Memorie di un artista della delusione (The Disappointment Artist) 268 pagine - aprile 2007 ISBN 978-88-7521-122-6
Prezzo di copertina: € 14 -sconto 10% € 12,60
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traduzione di: Martina Testa illustrazione di: Riccardo Falcinelli
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Al pari di David Foster Wallace con Considera l’aragosta, Nick Hornby con Una vita da lettore, Jonathan Franzen con Zona disagio, anche un altro scrittore di culto della nuova scena angloamericana, Jonathan Lethem, abbandona una tantum la narrativa per dedicarsi a un tipo particolare di saggistica, a metà fra l’autobiografia e la critica. Nei brani raccolti in questo volume commenta e celebra la musica, i film, i libri che lo hanno accompagnato nella sua crescita umana e intellettuale (da Philip K. Dick ai fumetti della Marvel, da John Cassavetes a James Brown, una serie di piccole e grandi ossessioni che spesso, sfumando, lo lasciavano tanto «deluso» quanto ansioso di nuovi stimoli) e al tempo stesso racconta la sua infanzia in una famiglia bohemién, l’adolescenza nella mitica e violenta New York degli anni Settanta, la sua formazione letteraria. Fra aneddoti gustosi, confessioni da nerd, illuminanti prospettive critiche, questa raccolta è l’autoritratto di uno degli scrittori più curiosi e geniali degli ultimi anni.
GUARDA LA RECENSIONE-VIGNETTA DI MARCO PETRELLA DEDICATA A "MEMORIE DI UN ARTISTA DELLA DELUSIONE" SULL'UNITA'!
Leggi l'intervista di Martina Testa a Jonathan Lethem in esclusiva per il nostro sito.
la critica ha detto:
«La nuova raccolta di saggi comincia come un’intrigante riflessione sul suo rapporto – durato tutta la vita – con la cultura pop e si trasforma in una commovente autobiografia». Publishers Weekly
«Questo libro è un gioiello [...] Straziante [...] Ipnotico [...] Una sorta di autobiografia clandestina». New York Observer
«Lethem è uno dei nostri critici più acuti, ha grande familiarità sia con la cultura alta che con quella bassa, e le sue intuizioni sono arricchite dalla sua fantasia descrittiva». Los Angeles Times Book Review
«Analizza senza timore le sue fonti di ispirazione – film, libri, artisti, amici, genitori – e le sue riflessioni sono profondamente personali, ma spesso anche universali: questi saggi raggiungono così l’obiettivo più alto della letteratura autobiografica». Seattle Times
«Questi saggi sono altrettante versioni alternative di un’unica, affascinante e significativa autobiografia». San Francisco Chronicle
«Queste splendide esplorazioni ci conducono nei luoghi più nascosti della psiche, dove valutiamo i nostri ripensamenti, confessiamo il tradimento dei segreti e tentiamo di porre rimedio al lutto e alla sofferenza. In una raccolta che è tanto appassionante quanto meditata, Jonathan Lethem si dimostra un maestro del saggio autobiografico tanto quanto lo è della narrativa contemporanea». Philip Lopate
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Michele De Mieri - L'Unità
Un'intervista con Jonathan Lethem, l'autore delle Memorie di un artista della delusione, una sintesi perfetta di prose autobiografiche e di notazioni saggistiche perlopiù sulla cultura pop.
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Alessandro Piperno - Corriere della Sera
Una conversazione con Lethem.
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John Leonard - The New York Review of Book Uno scrittore dotato.
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Franco Bolelli - la Repubblica - Milano
Abbiamo la prova che letteratura raffinata e cultura di massa possono tranquillamente e felicemente convivere.
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Franco Cordelli - Corriere della Sera [...] Un pezzo di iperbolica intelligenza, o di iperbolico sentimento [...]
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Corrado Pipan - PULP Libri Lethem ci propone una fitta trama di indizi sulle influenze che hanno contribuito alla sua formazione artistica e personale.
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Filippo La Porta - Left - Avvenimenti
Da questo libro apprendiamo così che la modernità (e postmodernità) può contenere una nostalgia attiva, nostalgia "utopica" anche di ciò che avrebbe potuto essere.
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Silvia Bombino - Vanity Fair La chicca: a pagina 57 c'è la ricetta per fare le lacrime di coccodrillo.
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Cristiano de Majo - Liberazione Un'insolita biografia sentimentale, un memoir che appare come un puzzle quando tutti i pezzi sono stati incastrati.
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Matteo Bordone - Radio2 - Dispenser Jonathan Lethem [...] ha preso quasi ufficialmente lo scettro di Philip Dick e ha questo modo di scrivere a volte realistico, a volte iperrealistico, a volte surreale, comunque straordinariamente vero.
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Stefano Gallerani - Alias - il manifesto
Solo imponendosi uno sforzo di diligenza e fedeltà alla sequenza dell'indice si può cogliere in pieno, della raccolta, il valore autobiografico d'insieme, diaristico quasi.
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Campus
Qua c'è dentro tutto Lethem, da Philip K. Dick ai fumetti della Marvel fino a I guerrieri della notte di Sol Yurick. Passioni e delusioni.
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Francesca Frediani - Max Una raccolta di saggi critici in forma di racconto sulle piccole-grandi ossessioni che lo hanno aiutato a crescere. Che poi è già romanzo di formazione.
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Rossano Astremo - Booksblog.it
Un intenso ripensamento retrospettivo degli anni di formazione di Lethem, una sorta di autobiografia geneticamente modificata, dove gli episodi della fanciullezza e dell’adolescenza si trasformano in correlativi oggettivi composti da film, libri, fumetti e musica.
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Annarita Tucci - Whipart.it Lethem si dà totalmente e inequivocabilmente per tutto ciò che è.
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Verena Gioia - Studenti Magazine
Un caleidoscopio
di persone, personaggi e miti che
sembrano affacciarsi sul palco di un teatro
pronti a raccontare la loro storia con arguzia.
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Davide Brullo - Libero Lethem può scrivere di tutto quello che vuole e con il medesimo entusiasmo da adolescente di quarant'anni.
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Traveller New York non sarebbe New York senza gli scrittori che l'hanno raccontata.
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Jonathan Lethem, L'inferno comincia nel giardino
Jonathan Lethem, A ovest dell'inferno
Jonathan Lethem, Amnesia moon
Jonathan Lethem, Men and cartoons
A.L. Kennedy, Stati di grazia
Kevin Canty, Tenersi la mano nel sonno
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