Il museo dei pesci morti
La seconda raccolta di racconti di D’Ambrosio trabocca di frasi che si leggono come piccole, raffinatissime poesie. [...] Una delle raccolte di racconti più valide che abbiamo letto quest’anno
Da questi racconti [...] è quasi impossibile staccare gli occhi. La prosa di D’Ambrosio è fluida, addirittura insinuante. Una frase segue l’altra con un ritmo irrefrenabile che sembra imitare la logica alterata della follia, i piccoli passi e le svolte improvvise che portano la gente dai viali illuminati ai vicoli bui
D’Ambrosio, che merita un posto d’onore insieme a Raymond Carver e Thom Jones fra i maestri contemporanei della forma racconto, riesce a convogliare insieme l’abile stile ellittico di Carver e il machismo ferito di Jones. Ma in questa raccolta si ritaglia un territorio tutto suo, usando solo gli strumenti più solidi e difficili dello scrittore – la cura della lingua e la costruzione dei personaggi – e il suo sguardo meravigliosamente obliquo
Che siano falegnami sul set di un film porno, puntigliosi riparatori di macchine da scrivere o sceneggiatori di successo finiti in un ospedale psichiatrico, i personaggi di questi otto racconti lottano per superare il trauma di un abbandono o di una violenza, per comprendere la deriva delle persone amate, per mantenere la propria umanità in un’America marginale e dolente, provinciale e uggiosa. La scrittura precisa e potente di D’Ambrosio (autore schivo e poco prolifico, ma acclamato dalla critica americana come una delle rivelazioni degli ultimi anni) li riscatta, regalandoci un capolavoro dal fascino oscuro da cui, come ha scritto il Seattle Times, «è quasi impossibile staccare gli occhi». «D’Ambrosio scava in una vena ricca, profonda e pericolosa del cuore di roccia spezzato della narrativa americana. I suoi personaggi vivono vite che ardono di una luce cupa e intensa come la prosa che li crea. Nessuno, oggi, scrive racconti migliori di questi» (Michael Chabon). «Con Il museo dei pesci morti, D’Ambrosio si è conquistato un posto al fianco di Carver, Denis Johnson e Richard Yates» (Bookforum).
Le recensioni della stampa





























The Dead Fish Museum
Traduzione
Martina Testa
88-7521-101-9
Pagine
287
Pubblicazione
novembre 2006
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